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iParassiti

Per me più di un’ associazione sportiva

Sto tornando a casa in macchina, in una di quelle domeniche pomeriggio primaverili passate invano in spiaggia ad aspettare che entri un po’ d’Ora a Torbole. Ero al molo Paradiso con la mia felpa arancione dei Parassiti, occhiali da sole, cappuccio… Altri Parassiti. Scambio di impressioni, battute, due risate…e il pomeriggio vola. Ginolatino fa: “uno di voi due (indicando me e lo ZioPower) dovrebbe scrivere qualcosa sui Parassiti”. Tornando in macchina guardo il lago, calmo al tramonto….che dire dei Parassiti? Come descrivere quello che mi hanno dato?  Emozioni, condivisioni, un gruppo? No…di più! Per capire basta che io lasci tornare la mente al giorno in cui li ho incontrati…

Di alcune storie non c’è un inizio preciso, ma spesso è ben definito il punto in cui esse finiscono, o perlomeno il momento in cui si acquisisce la percezione e la consapevolezza della fine. Talvolta è il momento in cui prendi dall’armadio la tua valigia o chiudi uno scatolone o firmi un contratto d’affitto o metti giù la cornetta di un telefono…La mia storia è finita nel momento in cui per la prima volta ho legato la mia tavola da windsurf sul tetto della Micra. Quella mattina di metà giugno qualcosa era cambiato….la mia vita. Volevo che una sola cosa rimanesse la stessa: il windsurf. Ma i cambiamenti radicali, in quanto tali, inglobano tutto e da quella mattina sapevo che anche il mio windsurf non sarebbe più stato lo stesso. Sulla mia macchina “non sufistica” il giorno prima avevo montato il porta-surf….e le dita mi tremavano mentre legavo la tavola e temevo di non averla stretta bene. Stavo andando a “continuare” a fare windsurf perché quella era una cosa che non volevo assolutamente perdere della mia vecchia vita. Un saggio ha detto che i cambiamenti più grandi sono anche quelli più facili. Ero sulla scia dei “colpi di testa”, mi sentivo sui blocchi di partenza di una rivoluzione…e quella mattina avevo deciso di fare il “grande salto”: tuffarmi nel Peler, un vento per me nuovo, per me difficile. Mi hanno insegnato che se vuoi imparare davvero a fare surf devi uscire con il Peler; non sapevo perché, ma ormai avevo imparato a considerarlo un vento….”da uomini”. E io chi ero? Mi sentivo solo una piccola stupida...tanto pazza quanto presuntuosa. Sapevo appena virare con una tavola da 128L e non partivo dall’acqua. E poi….era la prima volta che uscivo da sola, senza qualcuno che mi guardasse dalla riva urlandomi i suggerimenti “salvavita”, senza qualcuno che mi dicesse se avevo trimmato bene, che mi dicesse che vela era giusta per me, senza qualcuno che uscisse con me. Io credo di non aver neanche dormito la sera prima di quella mattina.

Parcheggione di Malcesine. Ore 05.30. Sola sul prato in mezzo a tanti occhi…nessuna donna eccetto me. Non è inusuale per me essere la “pecora nera”, quindi tutto sommato gli occhi curiosi della gente non mi distolgono alla mia più grande paura….il Peler. Entra, si distende. Il clima di ansia e di euforia mi contagia rapidamente. Basta pensare se è giusto o no. Armo. Loro hanno la 5.3. Stiamo bassi….prendo la 4.4. Tanto non plano ancora e oggi non penso che sarà il giorno buono….sarà già tanto tornare a riva. Passa un ragazzo con un bellissimo sorrisone a trentadue denti che mi dice: “Serve una mano?”. Primo errore….la roba e mia e me la armo io. Sono una donna, non un’ invalida. E poi…a me piace armare. Secondo, ecco che è arrivato quello che ci vuole provare. Sta calma…mi ha solo chiesto se ho bisogno…è stato gentile. Poi sto per entrare e….si presenta. “Piacere…Lucio!”. Mi suggerisce di non mettere i guantini che tanto l’acqua non è fredda. Si…gli uomini duri! A me i guanti servono perché devo recuperare e mi scivola la cima se non ho i guanti. Gli chiedo se ho armato bene….conferma. Ok. Anche questa è fatta! Entro in acqua e la paura mi fa tremare le gambe al primo bordo. Non conosco il vento. Seguo gli altri. Perdo acqua. Risalgo a piedi. Recupero. Riparto. Bestemmio in tutte le lingue moderne e antiche, poi finalmente capisco un po’ di più come funziona e….parto in semi-planata….semi-euforia. Per un attimo non planavo!! Lo sapevo che il miglior sistema per imparare a planare era il Peler!! Sono molto presa dalla lotta per la sopravvivenza. Poi approdo in spiaggia…ritocco terra. Sono viva! Alzo gli occhi alla montagna. Un raggio di sole dalla cima: l’alba. Oh, mio Dio! Ce l’ho fatta! Sono uscita con il Peler…..da sola! Non so ancora se mi sono divertita, ma…ieri avevo paura. Che sciocca! Non era poi così impossibile! Torno sul prato a disarmare, stanca, ma con un sorriso da bimba che ha passato il primo esame a scuola! Ora il mio windsurf ha una possibilità in più di essere portato avanti e di darmi ancora tante emozioni, anche se non ho più gli amici di prima che mi hanno invogliato a iniziare a surfare. Torna alla carica Lucio. Mi racconta del suo gruppo di amici…dice che sono in tanti. Ora che sono più rilassata gli sorrido anch’io. “I parassiti”….che nome! Mi sta prendendo in giro? “Vedi….quelli che hanno la licra rossa…sono tutti parassiti…invadiamo il lago, puoi trovare licre rosse in tutti gli spot del Garda”….Mah, mai sentiti. Mi presenta a uno di loro…Nicola…ma dice che però lo chiamano Nikyta.. Bah, hanno nomi strani ma…sono carini! Disarmo la vela. Nikyta fa la prima mossa falsa: mi aiuta a tirar fuori l’albero dalla vela senza chiedermelo. Subito penso: “E’ mia!! Ce la faccio da sola e se non ce la faccio te lo chiedo io”. Ma…mi sorride…gli sorrido e....lo ringrazio. Mi invitano a una grigliata in spiaggia programmata per il sabato dopo. Parlano di tessera…sembrano un gruppo serio! Mi raccontano di un forum, dei nickname, del sito. Ispirano fiducia, non c’è che dire!

Dopo due giorni mi ero già scordata i loro nomi strani, ma sono entrata nel forum…con un nickname che da quel giorno è diventato per me un’identità: Hookipa. Sul forum il mio arrivo ha suscitato un abbraccio collettivo: ho ritrovato Lucio Buono e Nikyta. Ricordo il benvenuto di Giangi, di Kimmi, di ZioRichy. Che strano…non mi hanno neanche vista eppure sono contenti che io partecipi alle loro discussioni. Quelli che all’inizio erano solo nickname e avatar, poi grazie agli “eventi” organizzati durante tutto l’anno dai Parassiti, sono diventati volti, amici, compagni di surf. E proprio sul forum ho trovato inoltre in quei giorni un sacco di suggerimenti per provare a planare…chi mi diceva “sposta il baricentro”, “lasca di più”, “metti il piede dell’albero più in dietro se no ti catapulti”, ecc. Che carini!! Mi sono sentita…accolta. Poi si parlava anche di altro, degli eventi in programma, delle manovre che qualcuno stava provando e altro ancora.

Mi sono presentata alla grigliata il sabato successivo. Tesserata nel giro di un’ora. Non ci hanno impiegato molto a convincermi. E’ l’atmosfera che ho respirato in loro compagnia che mi ha convinto. Sanno divertirsi con il semplice stare in compagnia, senza dover arrivare ad eccessi o ad estremi. E poi...quello che più mi ha colpito è stata la varietà di gente che fa parte dei parassiti: famiglie con bimbi piccoli o grandi, coppie, ma anche ragazzi single e carini, ragazze surfiste e non; il range di età andava dai 2 mesi ai 50 anni.

Da quel giorno sono stata avvolta dal loro affiatamento. Hanno riempito le mie giornate surfistiche, mi hanno portata in trionfo sul forum alla mia prima planata, hanno fatto il tifo per me mentre provavo la partenza dall’acqua, mi hanno presentato un centinaio di persone di ogni tipo nel giro di un mese, hanno cambiato i miei sabato sera rendendoli pieni di sorrisi, di conoscenze nuove e di amicizie pulite e accoglienti, mi hanno insegnato tante cose sul windsurf (trick, shape, meteo, venti, pro, competizioni), mi hanno dato suggerimenti e consigli quando ho cambiato la tavola, quando ho scelto la meta del mio viaggio windsurfistico, mi  hanno dato dritte sulle condizioni meteo-vento di vari spot nei vari week end lunghi.

E’ passato quasi un anno dal mio “tesseramento”. Ora guardo il sito e scrivo sul forum quasi tutti i giorni, le mie migliori amiche e amici sono Parassiti, non mi perdo un solo week end surfabile e la mia vita ruota attorno a uno sport, il windsurf, che ti chiede tanto ma ti da anche di più.

Quello che i Parassiti hanno dato a me, dipende da quello che avevo prima e dal momento particolare della mia vita in cui li ho conosciuti. Ma non sono sicura che avrei continuato a fare windsurf se non li avessi incontrati. Avrei continuato ad alzarmi all’alba il sabato e la domenica per uscire con un vento che, se non sai andare, non ti perdona niente? Avrei dormito da sola in macchina se non avessi saputo che i furgoni e le macchine a fianco a me erano di altri parassiti? Avrei fatto progressi nel windsurf se non avessi avuto loro che durante la settimana mi preparavano sul forum correggendo i miei errori? Avrei fatto poi un viaggio windsurfistico se non avessi trovato tra loro un’altra surfista avventuriera? Chissà. Sì, forse avrei trovato altre amicizie, altri gruppi, altra gente. Ma per me ha avuto un significato particolare anche l’avere un nickname, la zecca dei parassiti in adesivo da attaccare sulla macchina, il girare per Torbole o in Porfina e intravvedere tra la gente altre felpe arancioni o azzurre, girare gli spot autunnali cercando altre licre rosse con cui uscire in acqua. Per me i parassiti non sono stati solo una tessera per avere accesso all’anemometro. Per questo la mia descrizione di questa associazione sportiva non può fare testo…perché non è obiettiva. E’ il frutto di una serie di emozioni, dell’entusiasmo per una nuova vita, è la conseguenza di un’estate piena di eventi e di giornate di windsurf, ma anche e soprattutto è la conseguenza di come i parassiti mi hanno fatta sentire: non più una “piccola stupida presuntuosa”, ma una “piccola grandiosa surfista”.

Hookipa