Riflessioni scientifiche per i “sensation seekers” |
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ADDICTION - Riflessioni scientifiche per i “sensation seekers” -
L’odore del neoprene, il suono di una vela che si srotola, un video di surf…anche solo un refolo di vento leggero tra gli alberi, ti fanno sentire “le farfalle nello stomaco”, il formicolio sulla pelle dell’addome, perché rievocano emozioni e vissuti difficili da essere contenuti in una sola parola.
Ti sei mai chiesto cosa sia? Perché il tuo corpo abbia sensazioni di
piacere al ricordo di qualcosa connesso al windsurf o ad altri sport simili,
che magari fai come ripiego quando non c’è vento?
Ti sei mai chiesto perché
entri incazzato o pensieroso in acqua e ne esci sorridente e in pace con il mondo?
Come può uno sport darti tanto? Stiamo parlando di chimica, di psicologia…alla
fine di quella che per qualcuno diventa religione.
La ricerca di sensazioni fisiche fuori del
comune, il rapportarti con elementi ignoti e incontrollabili della natura, la
sfida, fanno parte ormai dei tuoi tratti personologici e si intrecciano con il
tuo rapporto con la vita e con il tuo bisogno di sfidarla, di sentirtene
padrone. Magari tutto ciò l’hai
mescolato all’alcol e alla marjiuana, all’alta velocità in macchina o
all’infrangere qualche grossa legge morale. Qualcuno, ma forse non tu, va oltre
in questo gioco e smette di calcolare il rischio oppure si sente onnipotente.
Qualcuno sopravvaluta sé stesso o svaluta la vita e in questo può mostrare
tratti più o meno consapevoli di tipo depressivo che tendono ad avvicinarsi a
ciò che può essere sopravvalutato o desiderato inconsciamente: la morte.
Se ti dicessi che sono delle molecole chimiche che sottendono a
tutto ciò? Se ti dicessi che c’è anche la possibilità che tu sia geneticamente predisposto a ricercare
l’estremo?
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NEURO-CHIMICA.
Immagina che il tuo sistema nervoso sia come un pianista seduto al suo
pianoforte; un sistema composto di dita, tasti, e note.
L'adrenalina o epinefrina è
un ormone e neurotrasmettitore; appartiene a una classe di sostanze attive
farmacologicamente di nome catecolamine. L’adrenalina è prodotta da una
ghiandola, il surrene, sotto stimolo da parte dell’ipotalamo, una zona del
cervello che funge un po’ da “direttore d’orchestra”. E’ la principale
mediatrice della nostra ancestrale risposta fisiologica detta “combatti o
fuggi”. I suoi effetti sul nostro organismo infatti sono: aumento del consumo
di ossigeno; diminuzione della fatica nelle parti periferiche del corpo;
aumento del rendimento metabolico; aumento del consumo di sostanze nutritive;
dilatazione delle pupille; aumento della frequenza cardiaca; vasocostrizione a
livello cutaneo; aumento della pressione arteriosa; incremento delle capacità
muscolari (Williams & Lemke, 2005).
La dopamina è un neurotrasmettitore che a livello cerebrale
sottende ai meccanismi di apprendimento e di risposta agli stimoli. La dopamina
agisce inoltre sul sistema nervoso simpatico causando l'accelerazione del
battito cardiaco e l'innalzamento della pressione sanguigna. Tende a generare
sensazioni di piacere simili a quelle provocate dall’alcol, dagli stupefacenti
e dal sesso. La dopamina mantiene vigili, attenti e di buon umore e, segnalando
una situazione come positiva, ne programma la ripetizione. Con l’adrenalina,
spinge in certe situazioni esaltanti, a sorridere o a gridare
spontaneamente.
Su alcune riviste scientifiche forse si parla di te. Dicono che in chi
è attratto dagli sport estremi ci possa essere una mutazione genetica che
comporta la presenza di un numero minore di recettori per la dopamina. Questo
genera la tendenza a ricercare attività che provochino una sovraproduzione di
questo neuro mediatore stimolante in modo da avere lo stesso effetto
fisiologico che altre persone, senza la mutazione, ottengono con attività
“normali” (Noble et al., 1998).
PSICOLOGIA
Secondo Freud, la ricerca di sport estremi in realtà è espressione di
istinti autolesionistici e autodistruttivi. Ma la ricerca scientifica più
recente dice invece che al contrario, praticare sport estremi può aumentare la
fiducia in se stessi. La combinazione di sostanze che provocano
attivazione, reazione, piacere e soddisfazione è stata per 100 mila anni la
molla evolutiva che ha spinto la specie umana a evolversi. “Geneticamente il
genere umano si è evoluto per esplorare e per rischiare, non per vivere la vita
sedentaria di città”, si legge sulla rivista The Lancet
(Pain
et al., 2005).
Chi cerca il brivido come te, lo fa quasi
per carattere, per personalità. Per gli psicologi tu sei uno di quelli che ha
la tendenza ad assumersi dei rischi (risk taking) e per questo puoi
essere definito un “sensation seekers”
(Zuckerman, 1994). Sono stati fatti molti
studi sulle differenze personologiche degli amanti del brivido e delle persone
normali.
O forse più semplicemente, anche tu, come me, cerchi la sfida
quotidiana verso i tuoi limiti in una vera e propria guerra contro le
insicurezze personali. E’ come se cercassi di “vaccinarti” contro la paura,
testandola continuamente e superandola, per sentirti così più forte e sicuro.
E’ come se ti dicessi “Se supero questa grande sfida, poi nelle prove
quotidiane non dovrei aver problemi”. Allenarsi anche attraverso la tecnica, ti
dà la sensazione di prepararti a gestire le angosce e arrivi a trasformare il
terrore, “nell’ebbrezza della paura”.
Parlare di “tossicomania” forse pensi sia esagerato, no?! Sì, forse
è
esagerato, ma tieni presente che “droga” è tutto quello che può dare
assuefazione (ne serve sempre di più per avere lo stesso effetto) e comporta
sintomi astinenziali (psico-fisici), se se ne sospende bruscamente l’uso, e ti
fa provare il cosiddetto “craving”, atteggiamento psicologico di smania di
ricerca ossessiva della sostanza.
Posso solo ripensare alla mia limitata esperienza personale e a quello
che mi raccontano i surfisti. Il windsurf dà assuefazione? Ricordo, alle prime
armi, la sensazione mista di paura e di eccitazione provata quando la mia
tavolona di 140 litri ha preso per la prima volta il largo, mi portava via
dalla riva, dove non si toccava più e da dove non sapevo se sarei riuscita a
tornare. Poi è diventato normale. Allora è
subentrata l’eccitazione di
riuscire a virare senza cadere! Poi quella di prendere vento e
far scorrere la tavola più veloce…alle
volte fin troppo veloce! E dalla riva ti urlano “chiudi la vela!!” ….ma non si
rendono conto che tu ti senti già a una velocità allucinante.
Poi non bastava più e
bisognava continuare ad allenarsi per avere ancora quelle sensazioni.
Infine si familiarizza
con un vento sempre più teso e i 10 nodi diventano una palla noiosa. Tutti ti
incitano a planare, perché sarà il punto di non ritorno. Per di più la prima
planata è spesso senza piedi nelle straps e sotto un rafficone. Quindi il primo
impatto è “Oddio adesso se mollo tutto, esplodo in mille pezzi!”. Mettendo i
piedi nelle straps cosa succede? Senti di avere il controllo. Senti di poter
anche sopravvivere e di tenere nelle mani quello che prima ti faceva sentire
così piccolo. E lì ti parte la “sindrome del sopravvissuto”….senti che ora non
ti ferma più nessuno. Questo idillio va avanti incalzante fino al bordo
successivo quando fai la prima catapulta. Baammm! Tiri fuori la testa
dall’acqua e ti chiedi “Cosa c***o è successo?! Eppure mi sentivo onnipotente”.
Controlli di non esserti rotto niente e poi sorridi. La paura del volo fatto è
durata 1 secondo, ma è stata intensa. Capisci che quello che stai cercando di
fare è potenzialmente pericoloso, ma questo diabolicamente ti piace. “Sono
vivo! Che figata!”. Quando diventi più esperto nella planata, la sensazione del
volo a pelo dell’acqua e il rumore della pinna che sibila tagliando i chop,
diventano la tua dose quotidiana di ADRENALINA. Prima ti trovi bene con la 5.3,
perché viri con calma, plani
sempre, ecc….poi senti che la 4.7 ti da qualcosa in più. Finche un bel giorno
il lago è in burrasca e le ochette sono…inquietanti. Ti domandi se sarai in
grado di tenere la vela 3.7 o se un’alberata in testa ti farà perdere i sensi.
Sopravvivi a suon di legnate. Tocchi terra esausto, ma….sei carico e gasato.
Allora cosa fai? Vendi la 5.3. Poi la fast tack e la power diventano monate,
anche se non le sai fare ancora bene. Allora? Che si fa? Vulkan! Poi spok,
poi…speed loop! E la linea rossa dell’adrenalina si sposta sempre un po’ più in
là. Quelli che provano il wave, dicono siano allo stadio terminale. Il lago non
ha onde, quindi comincia l’epoca delle trasferte in Francia, in Liguria, ecc.
Poi si passa ai mesi di ferie in Brasile, Sud Africa e Nuova Zelanda e infine
che si fa? “mi trasferisco su un’isola e apro una scuola di surf!” .
Ok. E anche se fosse droga? Che problema c’è? Chi se ne frega!
Godiamoci questa surfata e finché ce n’é, ce n’é! Il problema è… quando non ce
n’é. Allora bisognerebbe riuscire a “non averne bisogno”.
Chi ce la fa o ha una
maturità
psicologica che gli permette di trovare soddisfazione nelle piccole cose
(magari avendo un numero di recettori per la dopamina e l’adrenalina
geneticamente alto) o semplicemente ha altre “droghe”, più socialmente
accettate, o “passioni”, che lo stimolano in campi diversi dallo sport (sex
addiction, love addiction, gambling, dedizione al lavoro o alla famiglia,
spiritualità, volontariato, ecc).
Ti guardo negli occhi, amico surfista di
una sera, mentre mi dici che se imparo a fare anche paracadutismo,
E finché non raggiungeremo la maturità psicologica (niente affatto legata all’età anagrafica), finché non impareremo a battere quotidianamente la via della moderazione, la più ardua delle battaglie, batti la tua birra contro la mia, amico mio! Brinda con me al vento, fai brillare ancora una volta i tuoi occhi mentre mi parli della tua follia e…ti seguirò al suono del tuo tam tam. Buon vento!
By HOOKIPA
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Caillois R, 1995. I giochi e gli uomini. La
maschera e la vertigine. Bompiani, Milano.
Farley
Frank, 1991, "The Type T Personality." In
Lewis P. Lipsett and Leonard L. Mitnick eds., Self-Regulatory
Behavior and Risk Taking: Causes and Consequences. Norwood, NJ: Ablex
Publishers.
Noble
E. et al., 1998, D-2 and D-4 Dopamine-Receptor Polymorphisms and Personality.
In American Journal of Medical Genetics, 81, 3, 257–267.
Pain
M et al. Risk taking in sport. The Lancet 2005;366:533-4.
Williams & Lemke, Foye's principi di
Chimica Farmaceutica, Padova, 2005
Zuckerman
M., 1994, Behavioral Expression and Biosocial Bases of Sensation Seeking.
New York: Cambridge University Press. |











