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Riflessioni scientifiche per i “sensation seekers”

ADDICTION

- Riflessioni scientifiche per i “sensation seekers” - 

Ti guardo mentre mi parli e tieni gli occhi puntati sul video di surf. Seduto sul mio divano, con una birra e la nostra serata tra le dita, ti conosco appena eppure quello che dici è così familiare. Nei tuoi occhi mi specchio e mi ci perdo volentieri, perché brillano mentre mi racconti della tua “droga”, che cambia nome ma ti eccita sempre. “Certe notti bussi alla porta di chi è come te” (Ligabue) e stasera sei qua che mi contagi con le tue storie di  vento, acqua o neve, onde o vette innevate, velocità o trasgressione. Mi parli di punti in cui il limite è sempre un po’ più in là, il pericolo controllabile e l’imprevisto prevedibile. E il solo parlarne.. esalta te e incanta me!

 

L’odore del neoprene, il suono di una vela che si srotola, un video di surf…anche solo un refolo di vento leggero tra gli alberi, ti fanno sentire “le farfalle nello stomaco”, il formicolio sulla pelle dell’addome, perché rievocano emozioni e vissuti difficili da essere contenuti in una sola parola.

Ti sei mai chiesto cosa sia? Perché il tuo corpo abbia sensazioni di piacere al ricordo di qualcosa connesso al windsurf o ad altri sport simili, che magari fai come ripiego quando non c’è vento?immagine1.jpg

Ti sei mai chiesto perché entri incazzato o pensieroso in acqua e ne esci sorridente e in pace con il mondo? Come può uno sport darti tanto? Stiamo parlando di chimica, di psicologia…alla fine di quella che per qualcuno diventa religione.

La ricerca di sensazioni fisiche fuori del comune, il rapportarti con elementi ignoti e incontrollabili della natura, la sfida, fanno parte ormai dei tuoi tratti personologici e si intrecciano con il tuo rapporto con la vita e con il tuo bisogno di sfidarla, di sentirtene padrone.  Magari tutto ciò l’hai mescolato all’alcol e alla marjiuana, all’alta velocità in macchina o all’infrangere qualche grossa legge morale. Qualcuno, ma forse non tu, va oltre in questo gioco e smette di calcolare il rischio oppure si sente onnipotente. Qualcuno sopravvaluta sé stesso o svaluta la vita e in questo può mostrare tratti più o meno consapevoli di tipo depressivo che tendono ad avvicinarsi a ciò che può essere sopravvalutato o desiderato inconsciamente: la morte.

immagine2.jpgIn realtà, molto più semplicemente, forse l’iperstimolazione è l’unico modo con cui tu riesci a sentire il tuo corpo, a sentirti vivo. Senti la tua vita solo quando ti metti nella condizione di poterla perdere o più spesso quando le certezze fisiche come l’equilibrio e l’orientamento vengono meno.

Se ti dicessi che sono delle molecole chimiche che sottendono a tutto ciò? Se ti dicessi che c’è anche la possibilità che tu sia geneticamente predisposto a ricercare l’estremo?                         ;             

NEURO-CHIMICA. 

Immagina che il tuo sistema nervoso sia come un pianista seduto al suo pianoforte; un sistema composto di dita, tasti, e note. immagine3.jpg Immagina che le cellule nervose abbiano lunghe “dita” che, dal cervello e dalla colonna vertebrale, vanno, sotto forma di nervi, agli organi e ai muscoli in tutto il corpo. Queste “dita” secernono e rilasciano neurotrasmettitori, molecole chimiche che  si attaccano a dei recettori che, come dei tasti di un pianoforte, producono “note”, segnali elettrici. Questi segnali mettono in moto meccanismi  psicologici, muscolari, ghiandolari, immunitari, sessuali, ecc, che ti permettono di vivere e soprattutto che governano il complesso meccanismo di stimolo-risposta.

L'adrenalina o epinefrina è un ormone e neurotrasmettitore; appartiene a una classe di sostanze attive farmacologicamente di nome catecolamine. L’adrenalina è prodotta da una ghiandola, il surrene, sotto stimolo da parte dell’ipotalamo, una zona del cervello che funge un po’ da “direttore d’orchestra”. E’ la principale mediatrice della nostra ancestrale risposta fisiologica detta “combatti o fuggi”. I suoi effetti sul nostro organismo infatti sono: aumento del consumo di ossigeno; diminuzione della fatica nelle parti periferiche del corpo; aumento del rendimento metabolico; aumento del consumo di sostanze nutritive; dilatazione delle pupille; aumento della frequenza cardiaca; vasocostrizione a livello cutaneo; aumento della pressione arteriosa; incremento delle capacità muscolari (Williams & Lemke, 2005).

immagine4.jpgIl cortisolo viene anch’esso prodotto dal surrene e regola il metabolismo e alcune funzioni vitali, la secrezione di altri ormoni e la risposta immunitaria. Il cortisolo viene spesso definito "ormone dello stress" perché la sua produzione aumenta, appunto, in condizioni di stress psico-fisico severo, per esempio dopo esercizi fisici molto intensi o interventi chirurgici. Con la sua azione, quest'ormone tende ad inibire le funzioni corporee non indispensabili nel breve periodo, garantendo il massimo sostegno agli organi vitali.

La dopamina è un neurotrasmettitore che a livello cerebrale sottende ai meccanismi di apprendimento e di risposta agli stimoli. La dopamina agisce inoltre sul sistema nervoso simpatico causando l'accelerazione del battito cardiaco e l'innalzamento della pressione sanguigna. Tende a generare sensazioni di piacere simili a quelle provocate dall’alcol, dagli stupefacenti e dal sesso. La dopamina mantiene vigili, attenti e di buon umore e, segnalando una situazione come positiva, ne programma la ripetizione. Con l’adrenalina, spinge in certe situazioni esaltanti, a sorridere o a gridare spontaneamente. 

Su alcune riviste scientifiche forse si parla di te. Dicono che in chi è attratto dagli sport estremi ci possa essere una mutazione genetica che comporta la presenza di un numero minore di recettori per la dopamina. Questo genera la tendenza a ricercare attività che provochino una sovraproduzione di questo neuro mediatore stimolante in modo da avere lo stesso effetto fisiologico che altre persone, senza la mutazione, ottengono con attività “normali” (Noble et al., 1998).

immagine5.jpgSenza andare a disturbare la genetica, mio caro surfista, ti posso dire che in certi adulti rimane il retaggio infantile che gli esperti definiscono il piacere psicofisico dell’ilinx (vortice, vertigine) (Caillois, 1995). Attività basate sulla caduta o sul lancio nello spazio, la rotazione vortiginosa, la velocità, l’accelerazione lineare o rotatoria, possono stimolare quello stato interiore detto “dinamic joy”, cioè il divertimento che può nascere dal movimento rotatorio o dall’oscillazione nel vuoto e che quando eravamo piccoli ritrovavamo in giochi come il dondolare o il girare.

 

PSICOLOGIA

Secondo Freud, la ricerca di sport estremi in realtà è espressione di istinti autolesionistici e autodistruttivi. Ma la ricerca scientifica più recente dice invece che al contrario, praticare sport estremi può aumentare la fiducia in se stessi. La combinazione di sostanze che provocano attivazione, reazione, piacere e soddisfazione è stata per 100 mila anni la molla evolutiva che ha spinto la specie umana a evolversi. “Geneticamente il genere umano si è evoluto per esplorare e per rischiare, non per vivere la vita sedentaria di città”, si legge sulla rivista The Lancet (Pain et al., 2005).

Chi cerca il brivido come te, lo fa quasi per carattere, per personalità. Per gli psicologi tu sei uno di quelli che ha la tendenza ad assumersi dei rischi (risk taking) e per questo puoi essere definito un “sensation seekers” (Zuckerman, 1994). Sono stati fatti molti studi sulle differenze personologiche degli amanti del brivido e delle persone normali. immagine6.jpgSe per T intendiamo thriller, ci sono quelli definiti “Big T”, che cercano emozioni forti, e ci sono all’altro estremo, gli “Small T”, quelli che, per capirsi, se non c’è il corrimano non fanno neanche le scale. In mezzo ai due estremi ci sta tutta la maggior parte della popolazione.  Tra questo range di personalità è ovvio che ci sono delle sfumature, cioè quelli che, pur stando nel mezzo, tendono più da una parte che dall’altra. Alte dosi di un neurotrasmettitore per lunghi periodi, possono far sì che i recettori si “desensibilizzino” e si sviluppi tolleranza. Questo comporta che, esattamente come per le droghe e alcuni psicofarmaci, alla fine servano dosi sempre maggiori di molecole per avere lo stesso effetto (assuefazione). Dal punto di vista personologico possiamo parlare allora di “Big T puri”, cioè quelli che, per via della “tolleranza al brivido”, sono così dediti alla ricerca di emozioni forti da arrivare a evitare le situazioni semplici. Si abituano alla sfida estrema e cercano un’ulteriore sfida per sentire il brivido. In questo modo però sono sempre meno capaci di valutare i rischi, fino al punto da guardare da vicino la morte, esattamente come nelle dipendenze dalle droghe (Farley, 1991).

O forse più semplicemente, anche tu, come me, cerchi la sfida quotidiana verso i tuoi limiti in una vera e propria guerra contro le insicurezze personali. E’ come se cercassi di “vaccinarti” contro la paura, testandola continuamente e superandola, per sentirti così più forte e sicuro. E’ come se ti dicessi “Se supero questa grande sfida, poi nelle prove quotidiane non dovrei aver problemi”. Allenarsi anche attraverso la tecnica, ti dà la sensazione di prepararti a gestire le angosce e arrivi a trasformare il terrore, “nell’ebbrezza della paura”.

 

Parlare di “tossicomania” forse pensi sia esagerato, no?! Sì, forse è esagerato, ma tieni presente che “droga” è tutto quello che può dare assuefazione (ne serve sempre di più per avere lo stesso effetto) e comporta sintomi astinenziali (psico-fisici), se se ne sospende bruscamente l’uso, e ti fa provare il cosiddetto “craving”, atteggiamento psicologico di smania di ricerca ossessiva della sostanza.

Posso solo ripensare alla mia limitata esperienza personale e a quello che mi raccontano i surfisti. Il windsurf dà assuefazione? Ricordo, alle prime armi, la sensazione mista di paura e di eccitazione provata quando la mia tavolona di 140 litri ha preso per la prima volta il largo, mi portava via dalla riva, dove non si toccava più e da dove non sapevo se sarei riuscita a tornare. Poi è diventato normale. Allora è subentrata l’eccitazione di riuscire a virare senza cadere! Poi quella di prendere vento e far scorrere la tavola più veloce…alle volte fin troppo veloce! E dalla riva ti urlano “chiudi la vela!!” ….ma non si rendono conto che tu ti senti già a una velocità allucinante. Poi non bastava più e bisognava continuare ad allenarsi per avere ancora quelle sensazioni. Infine si familiarizza con un vento sempre più teso e i 10 nodi diventano una palla noiosa. Tutti ti incitano a planare, perché sarà il punto di non ritorno. Per di più la prima planata è spesso senza piedi nelle straps e sotto un rafficone. Quindi il primo impatto è “Oddio adesso se mollo tutto, esplodo in mille pezzi!”. Mettendo i piedi nelle straps cosa succede? Senti di avere il controllo. Senti di poter anche sopravvivere e di tenere nelle mani quello che prima ti faceva sentire così piccolo. E lì ti parte la “sindrome del sopravvissuto”….senti che ora non ti ferma più nessuno. Questo idillio va avanti incalzante fino al bordo successivo quando fai la prima catapulta. Baammm! Tiri fuori la testa dall’acqua e ti chiedi “Cosa c***o è successo?! Eppure mi sentivo onnipotente”. Controlli di non esserti rotto niente e poi sorridi. La paura del volo fatto è durata 1 secondo, ma è stata intensa. Capisci che quello che stai cercando di fare è potenzialmente pericoloso, ma questo diabolicamente ti piace. “Sono vivo! Che figata!”. Quando diventi più esperto nella planata, la sensazione del volo a pelo dell’acqua e il rumore della pinna che sibila tagliando i chop, diventano la tua dose quotidiana di ADRENALINA.  Prima ti trovi bene con la 5.3, perché viri con calma, plani sempre, ecc….poi senti che la 4.7 ti da qualcosa in più. Finche un bel giorno il lago è in burrasca e le ochette sono…inquietanti. Ti domandi se sarai in grado di tenere la vela 3.7 o se un’alberata in testa ti farà perdere i sensi. Sopravvivi a suon di legnate. Tocchi terra esausto, ma….sei carico e gasato. Allora cosa fai? Vendi la 5.3. Poi la fast tack e la power diventano monate, anche se non le sai fare ancora bene. Allora? Che si fa? Vulkan! Poi spok, poi…speed loop! E la linea rossa dell’adrenalina si sposta sempre un po’ più in là. Quelli che provano il wave, dicono siano allo stadio terminale. Il lago non ha onde, quindi comincia l’epoca delle trasferte in Francia, in Liguria, ecc. Poi si passa ai mesi di ferie in Brasile, Sud Africa e Nuova Zelanda e infine che si fa? “mi trasferisco su un’isola e apro una scuola di surf!” .

immagine7.jpgE come stai quando in piena estate in tutto il nord Italia fa 20 giorni di bonaccia su tutti gli specchi d’acqua? Ti è mai successo di diventare nervoso perché da molto tempo non “ti muovi”? E non ti è mai capitato di fallire in qualcosa d’ importante e desiderare solo di prendere il largo in planata?

Ok. E anche se fosse droga? Che problema c’è? Chi se ne frega! Godiamoci questa surfata e finché ce n’é, ce n’é! Il problema è… quando non ce n’é. Allora bisognerebbe riuscire a “non averne bisogno”.

 Chi ce la fa o ha una maturità psicologica che gli permette di trovare soddisfazione nelle piccole cose (magari avendo un numero di recettori per la dopamina e l’adrenalina geneticamente alto) o semplicemente ha altre “droghe”, più socialmente accettate, o “passioni”, che lo stimolano in campi diversi dallo sport (sex addiction, love addiction, gambling, dedizione al lavoro o alla famiglia, spiritualità, volontariato, ecc).

Ti guardo negli occhi, amico surfista di una sera, mentre mi dici che se imparo a fare anche paracadutismo, immagine8.jpgskateboard, wakeboard o chissà cos’altro ancora, che ci sia vento o no, posso avere sempre la mia dose. Mi chiedi “Non ti ho convinta?”. E’ una proposta allettante… ma, c’è qualcosa che non mi torna. C’è qualcosa che non va se non mi fa sentire libera. Sono fragile se la mia pace dipende da qualcosa che può finire. E’ stupenda questa passione, lo so … ed è attualmente la mia vita così come lo è per te! Ma vorrei trovare la “via di mezzo” e potermi anche sedere in silenzio senza fare nulla, senza avere paura di sentirmi spenta e vorrei sentire di non aver bisogno di niente, né di stimoli, per sentirmi vitale, né di sfide per provare fiducia in me stessa. So come si arriva a quel punto, ma la strada da fare per arrivarci mi sembra alle volte più difficile di quella della schiavitù stessa.

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E finché non raggiungeremo la maturità psicologica (niente affatto legata all’età anagrafica), finché non impareremo a battere quotidianamente la via della moderazione, la più ardua delle battaglie, batti la tua birra contro la mia, amico mio! Brinda con me al vento, fai brillare ancora una volta i tuoi occhi mentre mi parli della tua follia e…ti seguirò al suono del tuo tam tam. Buon vento!

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By HOOKIPA

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Caillois R, 1995. I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine. Bompiani, Milano.

Farley Frank, 1991, "The Type T Personality." In Lewis P. Lipsett and Leonard L. Mitnick eds., Self-Regulatory Behavior and Risk Taking: Causes and Consequences. Norwood, NJ: Ablex Publishers.

Noble E. et al., 1998, D-2 and D-4 Dopamine-Receptor Polymorphisms and Personality. In American Journal of Medical Genetics, 81, 3, 257–267.

Pain M et al. Risk taking in sport. The Lancet 2005;366:533-4.

Williams & Lemke, Foye's principi di Chimica Farmaceutica, Padova, 2005

Zuckerman M., 1994, Behavioral Expression and Biosocial Bases of Sensation Seeking. New York: Cambridge University Press.