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I venti

In quest'articolo parleremo di venti. Cominceremo vedendo la rosa dei venti, i venti che la caratterizzano e introdurremo le varie scale che ne misurano l'intensità; faremo quindi una veloce panoramica dei venti che interessano il nostro amato laghetto per concludere cercando di spiegare come, quando e perché si formano.

 

La rosa dei venti non e' altro che un quadrante suddiviso in 360 gradi che identificano l'esatta direzione del vento in base ad un determinato punto di riferimento, l'isola di Malta. L'assegnazione dei nomi ai venti è da attribuire agli antichi navigatori delle repubbliche marinare che, riferendosi al Mediterraneo, determinarono i nomi associandoli ai punti cardinali di riferimento da cui provenivano in base ad osservazioni naturali e geografiche.

La rosa dei venti più semplice è quella a 4 punte formata dai soli quattro punti cardinali:

 

  • Nord anche detto settentrione, mezzanotte, borea o tramontana: è un vento freddo proveniente da nord, frequente in Liguria, soprattutto in inverno, dove spira con particolare violenza, in particolare allo sbocco delle valli, causando repentini e considerevoli cali di temperatura. Può verificarsi a cielo sereno, oppure con cielo nuvoloso e precipitazioni quando è associata ad un sistema perturbato. Quest'ultimo caso è, appunto, quello detto di "tramontana scura" che, nella Riviera ligure, determina la discesa dall'arco appenninico e alpino delle perturbazioni provenienti da settentrione. Per questa ragione un proverbio ligure sentenzia: "tramuntan-na scüa, ægua següa" ("tramontana scura, pioggia sicura").

  • Sud anche detto meridione, mezzogiorno oppure ostro: (dal latino Auster, vento australe) è il nome tradizionale di un vento che spira da sud nel Mar Mediterraneo; è anche detto vento di Mezzogiorno. L'ostro è un vento caldo e umido portatore di piogge. I suoi effetti sul clima italiano sono piuttosto deboli e poco sensibili. L'Ostro è a volte identificato col Libeccio o lo Scirocco ai quali è simile.

  • Est anche detto oriente o levante: è un vento generalmente debole che spira da est verso ovest nel Mediterraneo occidentale. Il vento si origina nel centro del Mediterraneo al largo delle Isole Baleari e soffia verso est per raggiungere la sua massima intensità attraverso lo Stretto di Gibilterra. La sua influenza è sentita fino in Italia sul Tirreno e sulla parte centro-meridionale dell'Adriatico. È un vento fresco e umido, portatore di nebbia e precipitazioni, riconosciuto come causa di particolari formazioni nuvolose sopra la Baia e la Rocca di Gibilterra, dove può provocare mare agitato e trombe marine. Il vento può manifestarsi in qualunque periodo dell'anno, ma ricorre comunemente fra luglio e ottobre. D'inverno, il Levante è spesso accompagnato da piogge forti. Il nome del vento deriva da levante inteso come est, il punto cardinale da cui ha origine.

  • Ovest anche detto occidente o ponente: è un vento del Mar Mediterraneo che spira da ovest. È il vento caratteristico delle perturbazioni atlantiche che attraversano il Mediterraneo da ovest verso est. I suoi effetti sono sentiti soprattutto sul Mar Tirreno e sul Mare Adriatico centro-meridionale. Il Ponente è un vento fresco tipico dei pomeriggi estivi; così come il Libeccio può essere portatore di maltempo.

 

Tra i quattro punti cardinali principali si possono fissare 4 punti intermedi:

  • Nord-Ovest anche detto maestrale: è un vento forte e freddo proveniente da nord-ovest, tipico della stagione invernale, che soffia con particolare frequenza soprattutto in Sardegna e nella Valle del Rodano, in Francia

  • Nord-Est anche detto bora o grecale: è un vento catabatico nord/nord-orientale, che soffia nel Mar Adriatico, in Grecia e in Turchia. Il nome deriva dal fatto che è un vento settentrionale, "boreale", a cui si rifà anche la figura mitologica greca chiamata Borea. La Bora è famosa soprattutto a Trieste, dove soffia specialmente in inverno ed è definita "Bora chiara" in presenza di bel tempo o "Bora scura" in condizioni di tempo perturbato. E' detta "porta della bora" quell'interruzione della catena alpina (nelle alpi Giulie) tra il monte Re (in sloveno Nanos) e il monte Nevoso (in sloveno Sneznik). E' qui che si incanala l'aria che letteralmente casca sull'Adriatico, investendo principalmente Trieste e attenuandosi a nord e a sud, a Monfalcone e nella parte settentrionale dell'Istria. La bora prosegue il suo cammino lungo la direzione acquisita, giungendo a volte fino a Venezia; in questo caso,molti di noi si recano a Sottomarina di Chioggia dove si scatena un vivace moto ondoso. Questo tipo di vento può raggiungere velocità di 150 kilometri all'ora. Nonostante i triestini sano abituati a questa intensità, funi e catene (un tempo, invero più frequentemente) vengono spesso stese lungo i marciapiedi del centro di Trieste, per facilitare il traffico dei pedoni nei giorni di vento più intenso. A causa della frequenza dei giorni ventosi, gli edifici devono essere costruiti con opportuni criteri per sopportarne la forza. L'occasionale caduta di una tegola sui passanti è fortunatamente una rara eccezione.

  • Sud-Est anche detto scirocco: è un vento caldo proveniente da sud-est che proviene dal Sahara e da altre regioni del nord Africa. Nasce da masse d'aria tropicali calde e secche trascinate verso nord da aree di bassa pressione in movimento verso est sopra il Mediterraneo. L'aria calda e secca si mischia con quella umida del movimento ciclonico presente sul mare ed il movimento in senso orario spinge questa massa d'aria sulle coste delle regioni del sud Europa. Lo scirocco secca l'aria ed alza la polvere sulle coste del Nord Africa, tempeste sul mediterraneo e tempo freddo ed umido sull'Europa. Il vento soffia per un tempo variabile da mezza giornata a molti giorni. Molte persone attribuiscono a questo vento effetti negativi sulla salute per via del caldo e della polvere portata dalle coste dell'Africa e della discesa della temperatura in Europa. La polvere può causare danni ai dispositivi meccanici e penetrare negli edifici. Questi venti soffiano più di frequente, con velocità fino a 100 Km/h, in primavera ed autunno raggiungendo un massimo nei mesi di marzo e novembre. Lo stesso vento assume il nome di Jugo in Croazia e Ghibli in Libia. Lo scirocco che giunge sulle coste francesi contiene più umidità ed assume il nome di Marin.

  • Sud-Ovest anche detto libeccio: vi sono più ipotesi sul nome: la più diffusa, è che derivi dal fatto che nell'isola di Malta, presa come punto di riferimento per la denominazione dei venti, il Libeccio spira dalla Libia (antico nome del continente africano). L'altra, accreditata presso i linguisti, è che derivi dall'arabo lebeg. Il nome Garbino è utilizzato nell'area orientale dell'Emilia Romagna e nel nord delle Marche. In Friuli, nella Venezia Giulia e in Dalmazia è chiamato Garbin

 

Questi quattro uniti ai quattro punti cardinali formano la rosa dei venti a 8 punte.

 

rosade1

 

 

Passiamo quindi ad illustrare le varie scale che vengono utilizzate per definire l'intensità del vento:

le 3 unità di misura che si incontrano più frequentemente sono:

-   metri al secondo [m/s]

-   chilometri orari [Km/h]

-   nodi

 

Questi stanno in rapporti fissi e matematici secondo le seguenti relazioni:

 

1 m/s = 3.6 Km/h

1 nodo= 1.854 Km/h

 

Oltre a queste scale esiste una classificazione in base agli effetti che il vento produce che prende il nome di  Beaufort e che di seguito viene riportata.

 

GRADI
BEAUFORT

DENOMINAZIONE
DEL VENTO

VELOCITA'
DEL VENTO

FENOMENI
A TERRA

0

Calma

NODI < 1

M/S < 1

KM/H < 1

Calma, il fumo sale in verticale

1

Bava di vento

NODI 1-3
M/S 0.6-1.7
KM/H 1-5

Il fumo inizia a piegarsi

2

Brezza leggera

NODI 4-6
M/S 1.8-3. 3
KM/H 6-11

Le foglie si muovono

3

Brezza tesa

NODI 7-10
M/S 3.4-5.2
KM/H 12-19

Le bandiere sventolano

4

Vento moderato

NODI 11-16
M/S 5. 3-7.4
KM/H 20-28

Agita piccoli rami

5

Vento teso

NODI 17-21
M/S 7. 5-9. 8
KM/H 29-38

Agita gli arbusti

6

Vento fresco

NODI 22-27
M/S 9.9-12.4
KM/H 39-49

Muove i grandi rami. E' difficile usare l'ombrello

7

Vento forte

NODI 28-33
M/S 12. 5-15.2
KM/H 50-61

Scuote gli alberi

8

Burrasca

NODI 34-40
M/S 15. 3-18.2
KM/H 62-74

E'molto faticoso camminare contro vento

9

Burrasca forte

NODI 41-47
M/S 18.3-21.5
KM/H 75-88

Piccoli danni alle abitazioni (tegole, comignoli)

10

Tempesta

NODI 48-55
M/S 21.6-25.1
KM/H 89-102

Danni ingenti alle case

11

Tempesta violenta

NODI 56-63
M/S 25. 2-29
KM/H 103-117

Vaste Distruzioni

12

Uragano

NODI > 64
M/S > 29
KM/H >118


 

Vediamo ora quali sono i venti che interessano il Lago di Garda: 

  • Peler: vento termico proveniente da nord che spira dalla notte fino a metà mattina, soprattutto nei mesi che vanno da luglio a febbraio, con un'intensità media di 15 m/s.

  • Ora: vento termico che soffia nei pomeriggi da sud verso nord, con un'intensità media di 10 m/s. Il periodo in cui è presente va da febbraio a settembre, con intensità sempre decrescenti.

  • Ponale: è un vento tipicamente estivo e di forte intensità che soffia dalla valle di Ledro seguendo il solco del torrente Ponale, da cui ne deriva il nome, quando sul lago di Ledro si stanno scaricando temporali che non sono ancora giunti sul Garda.

  • Bali o Balinot o anche Spisoca: è un vento proveniente da nord tipicamente invernale, originato da un forte abbassamento della temperatura spesso dovuto ad intense precipitazioni a carattere nevoso. Può raggiungere velocità fino a 20 m/s e dare luogo ad un forte moto ondoso.

  • Ander: è un vento costante proveniente da sud-ovest che spira nel primo pomeriggio e che si protrae solo per poche ore interessando soprattutto il Basso Garda. A volte può però raggiungere l'alto Garda e soffiare anche di notte. Può raggiungere velocità fino a 10 m/s dando luogo ad onde irregolari soprattutto da metà lago in su.

  • Vinesa: è un vento costante proveniente da est sud-est e che soffia dalla sponda veronese verso quella bresciana. È dovuto a perturbazioni in corso nell'alto Adriatico o all'insorgenza della Bora; in tal caso, se il cielo a est sud-est di Peschiera diventa di colore scuro, si preannuncia l'arrivo di questo vento portatore di mal tempo. Può essere molto pericoloso per la sua forza e per il moto ondoso che origina.

  • Boaren o Boarno: è una brezza di terra proveniente da Vobarno (da cui il nome) in Val Sabbia e che spira al mattino o alla sera da ovest nord-ovest uscendo dal Golfo di Salò e allontanando il Peler dal Golfo di Toscolano-Maderno. È di varia intensità con una velocità massima che può arrivare 5-6 m/s anche se solitamente è debole e pertanto non riesce a lambire la sponda veronese nè causare moto ondoso. È un vento che solitamente porta bel tempo.

  • Gardesana: è un vento spira da Garda in direzione di Sirmione .

  • Visentina: è un vento originato dal maltempo che scende da San Vigilio interessando il basso Garda.

  • Fasanella: è un vento costante, solitamente di scarsa intensità, che si forma nel primo pomeriggio ad ovest di Fasano (fraz. Gardone Riviera) e soffia verso est fino al tramonto, raggiungendo anche il basso Garda. Può anche incanalarsi verso l'alto Garda ed acquistare forza per effetto Venturi, originando moto ondoso a partire da Tignale. È tipico del periodo estivo, porta bel tempo e rende il lago di color verde azzurro.

Ora che abbiamo dato un nome e sappiamo come misurarli, passiamo a capire come si formano i venti. L'Ora ed il Peler possono essere considerati come la somma della brezza di terra/mare, brezze di valle/monte e brezze di pendio.

Vediamo nel dettaglio i 3 contributi nel caso dell'Ora:

  • brezza di valle: nelle giornate serene, il sole scalda il suolo e l'aria che lo lambisce provoca, come avviene per ogni gas, la sua dilatazione. Essendo costretta fra le montagne, l'aria non può che salire seguendo i pendii; ne deriva una differenza di pressione atmosferica che richiama aria verso l'alto lago.

  • brezze di pendio: questi venti costituiscono un meccanismo di risalita dell'aria ancora più localizzato; infatti, all'interno delle vallate, le prime ad essere raggiunte dai raggi solari dopo l'alba sono le creste, i pendii in quota e di conseguenza qui l'aria inizia prima il suo riscaldamento diurno espandendosi verso l'alto e richiamando altra aria dal fondovalle. Queste brezze raggiungono il loro massimo nelle prime ore del pomeriggio.

  • brezze di mare/lago: la brezza di mare è figlia della differenza di densità dell'aria che lambisce lo specchio d'acqua e le coste. Questo si crea perché l'acqua e la costa si scaldano in tempi molto diversi: l'acqua, infatti, si scalda molto più lentamente e quindi nelle giornate di sole avremo sulle coste una temperatura dell'aria maggiore e come accade per la brezza di valle, questa tende ad espandersi ed a richiamare altra aria.

L'Ora è figlia della somma di questi 3 fenomeni ma non va dimenticata l'importanza della forma a cono del lago che, per "effetto Venturi", fa in modo che l'aria acceleri fortemente nella risalita: ecco perché la maggiore intensità dell'ora si trova nella parte alta del lago.

Come possiamo intuire l'intensità dell'Ora dipenderà dalla differenza di temperatura che raggiunge il terreno da quella dell'acqua del lago: ecco spiegato perché l'ora dà il meglio di se nei mesi primaverili, quando il sole scalda bene le montagne e l'acqua del lago è ancora sui 7-10° C.

Il Peler, invece, si forma dagli effetti opposti a quelli che generano l'Ora. Di notte la temperatura del suolo scende mentre quella dell'acqua no, per cui tutte le correnti prima descritte invertono il moto. Anche qui, l'intensità del vento è proporzionale al salto di temperatura fra acqua e suolo: il Peler sarà quindi più vigoroso in autunno, quando l'acqua è ancora molto calda a seguito della stagione estiva ed in montagna cominciano a fare i primi freddi notturni. Anche in inverno, nonostante le acque del lago si raffreddano intorno ai 6-7°C, il nostro amato vento soffia potente sospinto dalle temperature rigide presenti sulle montagne innevate a nord del lago.

Occasionali e violenti fenomeni di Peler si incontrano tutto l'anno, quando si scatenano dei temporali a nord del lago, che portano ad un repentino abbassamento della temperatura in quelle zone.

Illustrati i meccanismi di formazione dei venti termici, vediamo come si forma il Phön, un vento che regala momenti magici più ai lariani che a noi gardesani, ma che spesso aiuta a rinforzare il Peler.

Come capiremo meglio dopo la spiegazione, la formazione del Phön è legata alla presenza di un pendio o di una catena di montagne come possono essere le Alpi per i nostri laghi. Per spiegare il fenomeno mi riferirò principalmente al libro "Il Vento e il tempo - La previsione meteorologica nella pratica sportiva" di Mario Giuliacci - Ed.Mursia

Vediamo, quindi, cosa accade quando una massa d'aria che si sta muovendo in pianura incontra perpendicolarmente una catena montuosa: se l'aria è abbastanza secca, come quella di origine continentale, "si solleva sul versante sopravvento e, ancora non satura, si raffredda, per espansione adiabatica, di 1°C ogni 100 metri di ascesa; il raffreddamento durante la salita non è, in genere, sufficiente a far condensare sotto forma di nubi il modesto contenuto di vapore cosicché, una volta scavalcata la barriera, la massa d'aria discende sul versante opposto, riscaldandosi, per compressione adiabatica, di 1°C ogni 100 metri e assumendo così via via, alle varie quote, una temperatura uguale alla temperatura raggiunta sul versante opposto, sempre a parità di livello.

Se la corrente aerea è abbastanza umida, allora, quando incontra quasi perpendicolarmente una barriera orografica di notevole altezza ed estensione come, ad esempio, le Alpi o gli Appennini si manifestano i tipici fenomeni dello Stau e del Phön.

 

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Per meglio comprendere il fenomeno si farà riferimento alla figura, ove è schematizzata una sezione della catena alpina in un punto di 3.000 metri di altezza, nel momento in cui viene investita da un vento umido nord occidentale avente, alla base della barriera, una temperatura di 20°C.

Se la iniziale temperatura di saturazione della massa d'aria ascendente, nota come temperatura di rugiada, è di l0°C, i processi di condensazione e di formazione delle nubi avranno inizio intorno ai 1.000 metri e proseguiranno fino alla cima della catena.

L'insieme della corrente ascendente, delle nubi e delle precipitazioni sul versante sopravvento costituiscono appunto lo Stau.

A partire dalla quota alla quale inizia la condensazione, l'aria guadagna il calore ceduto dall'acqua nel suo passaggio dallo stato di vapore a quello liquido, per cui, durante il resto della salita, il raffreddamento è inferiore al 1°C ogni 100 metri, valore tipico per l'aria secca.

Nell'esempio in figura si è supposto un raffreddamento, molto realistico, di 0,5°C ogni 100 metri, cosicché la massa d'aria raggiunge la cresta con una temperatura di 0°C.

Appena scavalcata la barriera, l'aria comincia a scendere sul versante opposto, ormai quasi completamente secca, avendo perso gran parte del suo contenuto vapore sul lato sopravvento.

Pertanto, nel muoversi verso pressioni via via crescenti, l'aria viene compressa, riscaldandosi adiebaticamente di 1°C ogni 100 metri e giungendo così a valle, nell'esempio in figura, con un incremento di 10° C rispetto all'analoga quota iniziale prima di iniziare l'ascesa.

Questo vento di caduta, caldo e secco e che rende il cielo particolarmente terso e sereno, è chiamato Phön e da esso ha preso il nome l'asciugacapelli che appunto genera aria calda e secca.

Il miglioramento del tempo da esso apportato è piuttosto rapido e, sul versante padano, si propaga, con direttrice NW, dalle zone pedemontane del Piemonte alla Valpadana orientale in un arco di tempo di 6-9 ore.

Il Phön scende dalla montagna con notevole irruenza, provocando lungo tutto il versante sottovento correnti discendenti anche di 3.000 ft/minuto e vortici turbolenti nel piano verticale di violenza impressionante.

Il fenomeno dello Stau e del Phön si verifica ovviamente anche in presenza di venti meridionali forti e umidi quasi perpendicolari alla catena alpina, come lo scirocco. In questo caso lo Stau interessa il versante padano con precipitazioni che, specie nel primo autunno, danno luogo a frequenti nubifragi sulle zone pedemontane alpine a causa della elevata umidità delle correnti sciroccali.

Il Phön invece investe il versante nord svizzero e austriaco con fenomeni molto più intensi di quello padano perché la temperatura iniziale delle masse d'aria in ascesa sul versante meridionale alpino è ora intorno ai 15-20° C, cosicché sul versante opposto si possono raggiungere, con estrema facilità, 25-30° C nel volgere di poche ore, anche in pieno inverno.

Come dicevo, purtroppo l'asse del Garda è diretto a NNE, per cui il Phön fatica ad incanalarsi e quando ci riesce devia il Peler dal suo abitale percorso investendo spot normalmente saltati da esso e facendo rimanere altri senza vento.

 

Appuntamento al prossimo articolo!

Lucio

 

 

 

Riferimenti bibliografici:

"Il Vento e il tempo - La previsione meteorologica nella pratica sportiva" di Mario Giuliacci - Ed.Mursia

Altri varii articoli salvati sul mio pc dei quali non riesco a stabilire la provenienza dal web; nel caso in cui gli autori, anche di alcune illustrazioni, ritrovino traccia di loro contenuti sarò ben lieto di aggiungerli nei riferimenti..

Un ringraziamento allo zioRicky che ha revisionato l'articolo.