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Bartart

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Il parassita del mese.

Inizia oggi nel Ricky's Corner un nuovo ciclo di articoli. Più che di articoli veri e propri si tratterà di interviste, che ogni mese farò a un/a Parassita allo scopo di fare la sua conoscenza, di scoprire qualcosa di più di lui/lei, e di portare così alla luce i lati più reconditi e meno manifesti dei vari personaggi del popolo della zecca. Per inaugurare questa serie ho scelto un dei padri fondatori del nostro gruppo, uno dei simboli dell'anima Parassita: Andrea Bertelli, meglio conosciuto come il Bartali.

Se mi chiedessero di trovare una parola in grado di sintetizzare il Bartali non avrei dubbi: "casin!" E non solo perché è quella che lui usa più spesso, quella che per lui è un saluto, il racconto di una giornata lavorativa o la spiegazione di una manovra in surf. Sceglierei "Casin" perché è impossibile inquadrare in qualche schema o in qualche categoria convenzionale questo uomo alto, magro, dai capelli rossi, incapace di stare fermo un secondo e dalle movenze dinoccolate.

Il Bartali fa categoria a sé. Caschetto bianco Gath release 1.0, occhiali Rayban neri modello Wayfarer infilati dentro il suddetto baschetto, naso avvolto nel nastro americano: in acqua non lo puoi confondere con nessuno.

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Quando lo incontri per la prima volta ti trovi di fronte a quello che immediatamente definiresti il classico bravo ragazzo. Lineamenti gentili, occhiali scevri da qualsiasi orientamento della moda (notare che anche i suoi Rayban da sole, oggi così attuali per i corsi e ricorsi della moda, sono in realtà gli originali comprati 30 anni fa - vedi astina tenuta insieme con lo scotch), sorriso timido e cordiale...

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Ed in effetti bravo ragazzo lo è. Quello che comincia a stonare dopo pochi minuti di interazione, è l'aggettivo "classico". Dopo un po' realizzi che qualche dubbio ti era venuto fin da subito, anche se non l'avevi ben focalizzato. Il suo abbigliamento ha uno stile sobrio, ma c'è sempre qualche cosa che non è al suo posto, qualche dettaglio che stona rispetto ai canoni tradizionali. Le calze di lana pesante dentro le scarpe da ginnastica, la t-shirt infilata nei pantaloni classici con le pences, la taglia un po' abbondante della giacca, e così via. Segno non tanto di una mancanza di gusto, quanto di un totale disinteresse per l'apparire. E infatti il Bartali è tutto anima e sostanza. Quando incontra una persona nuova, è subito di un'apertura disarmante. La accoglie con calore, la presenta agli altri, la coinvolge interessandosi a lei. Insomma, quello che appariva di primo acchito come una persona schiva e riservata, in realtà si rivela una persona brillante, comunicatrice, affascinante. Con uno stile tutto personale, che seduce per la sua inimitabile ironia, in grado di sdrammatizzare tutto e sé stesso in primis.

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Definirei Bartali un genio. Per la sua originalità (avete mai letto un suo post sul forum??), per la sua imprevedibilità, per la sua capacità di cogliere gli aspetti più profondi e insoliti di persone, cose e situazioni. Mentre gli parli, lui è sempre un po' più avanti. Ti guarda con aria apparentemente distratta, ma in realtà i suoi neuroni sono al lavoro a pieno regime per raccogliere e riordinare gli stimoli che provengono loro dall'esterno. Riesce a capire se una persona che ti sorride è in difficoltà, se un oggetto può essere utile per scopi diversi da quelli a cui è normalmente preposto, se una determinata situazione che sembra sfavorevole può essere capovolta a proprio vantaggio. In lui, ordine e disordine si rincorrono continuamente, prima di trovare la propria collocazione. Ti invita a pranzo in uno dei suoi tipici slanci di entusiasmo, poi si ricorda che aveva invitato anche un paio di suoi colleghi, oppure che forse era meglio consultare preventivamente sua moglie Kathleen per verificare che non avesse altri programmi o che il frigorifero fosse un minimo rifornito. Casin insomma, ma alla fine riesce sempre a conciliare gli opposti e a conseguire il suo obiettivo.

Creativo per indole e per formazione, Bartali è sempre imprevedibile. Chi lo conosce da anni ricorda quando, ai tempi dell'università a Venezia, si era auto soprannominato "Lepre Rossa" e a mezzanotte passata correva "su e zo pai ponti de Venessia". Per non dire di quando, quotidianamente, alle 13,30 suonava al citofono di due giovani pulzelle chiedendo "E' iniziato Capitol?..." (è lui che ha dato alla Motta l'ispirazione per la celebre pubblicità della Cremeria "C'è Gigi??...). Più recentemente, durante un fine settima lungo a Lisbona, contavamo su di lui, fine architetto, per avere una guida "gratuita" (siamo o no parassiti?) alle bellezze architettoniche della capitale lusitana e invece Bart, del tutto disinteressato agli aspetti per lui "professionali" della vacanza, ci guidava alla ricerca dei posti dove aveva intravisto più "movida". Una sera, stanco di essere avvicinato dai numerosissimi e fastidiosi pusher della città, ne aveva preso in disparte uno e finto di essere lui a volergli vendere qualcosa! Insomma, col Bartali nei paraggi di sicuro non c'è rischio di annoiarsi.

Vediamo quindi di conoscere un po' meglio questo personaggio carismatico a cui è dovuta buona parte dell'imprinting del gruppo dei Parassiti.

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Bart... il windsurfista

Quando e come hai cominciato a praticare surf?

"In principio, nel Caos..." Nel 1979, in villeggiatura a Malcesine all' età di 13/14 anni. In compagnia di un amichetto ci divertivamo a giocare sulla tavola da surf del padre, verso sera quando arrivava il momento di traslocare il tutto, si faceva a gare per farsi vedere dalle ragazzine con qualche cosa in mano tipo, boma, deriva, ecc.

Nel 1980 un olandese di nome Hans .... vedendomi seduto in spiaggia intento ad osservare le spiegazioni impartite al figlio Berry (su una Ten Cate) mi chiama e mi invita a salire sulla tavola da surf  per provare. Alcuni ancora oggi dicono che non ho ancora imparato a surfare in quanto il mio primo maestro era un straniero che non parlava italiano.

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Qual è stata la tua prima tavola?

La mia prima tavola (finanziata da mio zio) è stato un Hifly  555. Era il luglio del 1981 quando un mio amico tedesco stanco della sua attrezzatura convince i suoi genitori di comprare un nuovo Hifly (penso il 500, lunga serie di strep colore blu sulla poppa) vendendomi il suo "vecchio" Hifly  555 per la modica cifra di 250 mila lire.

Hai mai creato o costruito qualcosa con le tue mani?

Che domanda è questa? Mi serve un' enciclopedia...ancora prima che entrassi in contatto con il surf,  tras-formavo grosso modo tutte le cose che mi capitavano tra le mani. La sfortuna/fortuna è che non ho mai avuto un luogo in cui poter elaborare le idee che di continuo mi vengono in mente. Ricordo ancora come se fosse ieri mia madre che dalla cucina gridava Andreaaaa!! Mentre io correvo fuori dalla cantina e andavo ad attivare le valvole della corrente elettrica che erano saltate per l'ennesima volta.

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Dopo è arrivato il surf e solo dopo l'ennesimo trasloco ho conquistato il mio primo garage! E qui non posso dimenticare di raccontare del Rissa. Discussioni infinite, che producevano alla fine, due elaborati distinti. La mia risultava secondo Lui "artistica e fantasiosa" la sua era evidentemente molto più funzionale e razionale priva di quelle cose che lui definiva inutili. Giorni interi a ragionare come alleggerire la tavola, per poi appesantirla con 2/3 chili di vernice. Riuscivamo a produrre tavole da 6/7 chilogrammi! Tanto per capire quanto eravamo in "sintonia" sulle scelte progettuali devo ricordare che le mie tavole erano larghe dietro e strette davanti le sue perfettamente l'incontrario! le sue tavole andavano meglio delle mie anche perché usava le mie come banco di prova per poi sfruttare l'esperienza sulle sue...non erano il massimo per quanto riguardava la grafica.

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Il windsurf in una parola per te è...?

Volare..."Una volta che avrete imparato a volare, camminerete sulla terra guardando il cielo perché è là che siete stati ed è là che vorrete tornare"... "Leonardo da Vinci"... provate a sostituire volare con planare e cielo con mare!

Soul surfer, freestyler o waverider?

Windsurf in ogni occasione. Ai mie tempi... una sola vela e una sola tavola. Ora o Peler indifferentemente. L'importante è divertirsi con quello che si ha.

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In quali luoghi sei stato per fare windsurf?

Sono sempre rimasto incollato al lago di Garda. Pochi sono stati i viaggi che ho fatto per fortuna/sfortuna. Il windsurf ti può portare anche molto lontano. Quelle rare volte che ho viaggiato con gli amici per fare windsurf mi sono accorto che in realtà non era il windsurf che mi attirava in quel posto, ma la curiosità di entrare in contatto con il luogo. Come tutti i surfisti ho ascoltato infiniti lamenti del tipo: "per una settimana ci sarà piatta", "domani arriva la botta", è prevista la perturbazione...domani ci spostiamo al....Questo non mi ha mai creato angoscia. Stavo bene in  quel luogo indipendentemente dalle previsioni meteo/vento/onda. Curioso più del luogo che del surf....

In quale di questi vorresti surfare per sempre?

In tutti quei posti dove si può incontrare persone con cui  si possa banchettare insieme magari con un buon vino rosso.

In quale posto sogni di andare a surfare ma che non hai mai visto?

Questa domanda mi suona uguale alla precedente. Non ho un posto particolare in cui vorrei andare a surfare. Vorrei vedere, visitare tantissimi luoghi, ho un'innata curiosità/fame infinita di luoghi, fortuna /sfortuna che mi tiene "legato"qui. Il mio sogno, come dicevo prima non è legato al windsurf ma al luogo all'ambiente alle cose che circondano il winsurf. Mi spiego...immaginatevi in Brasile, vento, sole, onda, acqua 24 gradi... e dopo una surfata da sogno... non hai il modo di com-patire, con-dividere le tue emozioni con gli altri...che cosa resta? Si!... ti rimane l'emozione di quel momento, ma non è niente se non la si può con-dividere con gli altri. Ritorno alla domanda di prima "Banchettare insieme" come atto rituale nel quale si con-divide il cibo insieme. (Forse è questo che porta i surfisti a cercarsi... a surfare vicini gli uni agli altri?)

Bart...l'uomo

Cosa ti colpisce di più della persona?

La cosa che più mi colpisce di una persona è l'esempio che dà...esempio positivo che porta agli altri ..rimango affascinato dalle persone che con il loro esempio riescono a coinvolgere gli altri. Mi colpisce il coraggio delle persone quell'impulso che arriva dal cuore, che improvvisamente trabocca, stravolge, le regole e fa emergere il carattere della persona.

Casa ti fa arrabbiare di più di una persona?

La cosa che mi fa arrabbiare più di una persona è il non dare la possibilità. " La categoria principale della ragione è la possibilità".

Dare la possibilità, l'essere aperti alle possibilità, a quello che potrebbe essere, da un senso progettuale a quello che si fa.

Il chiudere le porte alle possibilità, il dare per scontate le cose, il pensiero a senso unico verso le cose, mi fa arrabbiare il non pre-vedere altre possibilità. Di conseguenza l'ingiustizia.

Il tuo sogno nel cassetto?

Non ho sogni nel cassetto...anche perché non ho cassetti così piccoli da custodire un sogno. I sogni hanno bisogno di piccoli spazzi per essere conservati. Comunque cose piccole, modeste ed essenziali.

Il tuo rimpianto nel cassetto?

Qui il cassetto è grande, potremmo parlare di armadio.

Si! ho moltissimi rimpianti...tutte le volte che non ho dato il meglio, il massimo, tutte le volte che ho chiuso la porta della possibilità...fortuna\sfortuna. Rimpianti che traduco in questa maniera: "Doveva essere così..."

Sei un architetto: quanto il tuo lavoro condiziona la possibilità di uscire con il surf?

La risposta che non ti aspetti...il mio lavoro mi obbliga a uscire con il surf!

Il mio lavoro chiede di andare a surfare, ho bisogno del distacco dalle cose per ottenere quello che chiamo "la distanza critica". Effetto di sospensione/pausa che fa fermentare le idee/immagini.

Riesci a conciliare windsurf e famiglia? Se sì, come? Se no, perché ?

Qui la risposta è scontata. NO! Quando si tratta  del lavoro una surfatina ci può scappare, per la  famiglia i margini di "movimento" si riducono drasticamente.

Perché? Troppe sono le variabili da conciliare...un esempio...

Quando la bimba ha:

3 mesi - bisogna cambiare i pannolini e deve mangiare di frequente

1 anno -  troppo freddo

2 anni - c'è troppo vento

3 anni - cade in acqua

4 anni -  deve giocare con papà

5 anni - ci sono le feste di compleanno

6 anni - i compiti

...anni

Se a queste variabili aggiungete un secondo figlio...e una moglie, l'equazione è irrisolvibile! Credetemi!

Ipotesi...(due bimbe 3 e 5 anni e una moglie)

Domanda "dove andiamo questo fine settimana?"

Risposta "ho mal di mare"

Ok??

Proverbio preferito?

Il più stupido dei proverbi!

"Quando el stif el gà el capel...o che fa brut o che fa bel".

Mi incuriosisce il fatto del non dire niente, di non esporsi in pre-visioni (bello o brutto)

Forse le uniche parole che non uso mai! Bello/brutto! L'esporsi con "è bello" o "è brutto" tronca la discussione trasferendola su discorsi oggettivi/soggettivi senza sforzarsi ad analizzare a fondo le cose ...o che fa brut o che fa bel ...sospensione che però a mio modo di intendere lascia aperta la progettualità (previsione = progetto) come dire sarà quel che sarà...per tanto, andiamo avanti...  nel bene o nel male.

Cosa pensi appena sveglio? 

E' bello o è brutto... e vado subito a guardare fuori dalla finestra...

Bart...il parassita

Da dove nasce i tuo nikname? 

Probabilmente dal mio cognome Bertelli. Un mio amico di Verona mi ha attaccato questo sopranome, Successivamente  il Rissa lo ha esportato in Trentino.

Saresti disposto a dare un due di picche agli amici che ti aspettano per una pizzata, se improvvisamente al tramonto si alzasse una botta di vento da 4,2? E alla morosa (ok, fai finta di essere tornato ai tempi in cui non eri ancora sposato con Kathleen)? E a una gnocca a cui finalmente eri riuscito a strappare un'uscita dopo un mese di vano broccolamento (qui devi andare ancora più indietro)?....

Si! 

gli amici?... capirebbero

Kathleen?...capirebbe

la morosa?...non capirebbe

la gnocca?...non ho mai broccolato per un mese.

la gnocca di pochi giorni?...ancora si! sarei andato a surfare e contemporaneamente avrei inventato il modo di uscire la stessa sera.

Le regole sono fatte per...?

Definire i confini, i limiti, i paletti attraverso i quali rapportarsi. Per capire dove si sta andando e come orientarsi.

Cosa non deve mai mancare nella tua auto surfistica, a tavola, in valigia...

Per l'auto...la benzina

A tavola... gli amici

In valigia ...l'aspirina

Vino o birra

Domanda impossibile....vino!

Se volessi essere un altro parassita chi vorresti essere?

Domanda facilissima scegli tu...o il Giangi o il Gatto...e qui ti faccio una domanda io...sai dirmi dove si trovano e cosa stanno facendo adesso?

Con chi faresti il prossimo surf trip?

... Rissa per far casin, Nik per balar, Ray per dormir, Gatto per begar,  Sprinter per magnar,  Zillo per sparmiar, Gino per parlar, Giangi per surfar, Baroz per rider, Oscar per decider, Riky come narratore che scombina questi accoppiamenti, scrivendo una storia dove il Gino cucina, il Ray parla, il Rissa surfa, e il Gatto...cosa diavolo fa il Gatto? No! Va bene tutto, basta andare via, partire...

Tre parole per definirti...facile!  

1) casin

2) casin

3) casin

"in principio era il Caos...  adess l'è tutto en casin"!

Come volevasi dimostrare...

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