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La precedenza, questa sconosciuta

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Da tempo ero intenzionato a scrivere un articolo come questo. Troppe volte in acqua, mi irritavo e mi innervosivo osservando surfisti che, in totale spregio delle più elementari norme di prudenza oltre che della basilari regole della navigazione, mi sfioravano mentre mi accingevo a fare una partenza dall'acqua o cercavo di risistemare la vela per ripartire o anche semplicemente mentre stavo planando tranquillamente per i fatti miei. Ma avevo sempre avuto l'impressione di assurgere a un ruolo di predicatore (lungi da me!), probabilmente spinto più dall'onda emotiva per il potenziale pericolo corso che da motivazioni più elevate e/o utili alla comunità surfistica. Poi in qualche scambio di opinioni post surfata al Park ho constatato che le mie sensazioni erano condivise da più di una persona e quindi mi sono deciso a pubblicare queste mie considerazioni.

 

 

L'intento, lo chiarisco subito, non è quello di fare un sermone da un pulpito su cui non ho alcun titolo di salire, ma semplicemente quello di invitare tutti a un comportamento in acqua più prudente e rispettoso, e quindi più sicuro per tutti. La probabilità di farsi male, anche seriamente, esiste e quindi è deleterio, anzi, sciocco prendersi  rischi del tutto inutili. Tra i Webite qualche anno fa è successa una cosa del genere a Lucavela che, investito mentre era in acqua e stava per ripartire, ha subito la lacerazione di un muscolo del braccio che lo ha tenuto fermo per diversi mesi. Anche senza farla tanto tragica, vedersi danneggiata qualche componente delle nostre costose attrezzature a causa di qualche comportamento sconsiderato è sempre seccante e fonte di notevole irritazione.

Innanzitutto quindi, rispolveriamo quelle che sono le elementari regole della navigazione. Per un adeguato approfondimento della materia rimando al bello e completo articolo del nostro ingegnoso ingegnere, pubblicato nel suo blog (cfr. http://www.iparassiti.com/ingegnoso-ingegnere/le-precedenze.html ). Qui, molto più semplicemente e con un approccio pragmatico e funzionale per le nostre uscite al lago, rammento che, quando si incrocia qualcuno in acqua , la precedenza spetta a chi naviga mure a dritta. Se invece si naviga sulle stesse mura, bisogna lasciare strada a chi si trova sottovento rispetto a noi.

Ai "miei tempi" si insegnava ai principianti un espediente molto pratico ed efficace: applicare un pezzo di nastro adesivo verde sul lato destro del boma, vicino alla maniglia, e uno di colore rosso sul lato sinistro. In questo modo, senza dover stare a fare troppi ragionamenti in acqua (già ci si deve preoccupare di fin troppe cose quando si è all'inizio, ma non solo), si aveva la cognizione immediata di ciò che bisognava fare quando si incrociava qualcuno: verde si passa, rosso si deve lasciar strada. Adesso non usa più (forse perché rovina l'estetica delle nostre attrezzature, forse perché così facendo implicitamente si "dichiara" la propria "limitatezza") e i risultati si vedono quotidianamente: completa indisciplina e caos in acqua.

Oggi molti ritengono che la precedenza spetti a chi è più grosso. Insomma, un po' come sulle strade, quando camion e tir si prendono qualche licenza in più in virtù della propria mole. Per la mia esperienza, questa categoria di persone è composta al 90% da tedeschi. Qui, anche se mi duole veramente, sono costretto ad aprire una pagina a sé. Premetto che è lontana da me ogni intenzione di generalizzazione (sempre sbagliata per definizione), ma la statistica non è un'opinione e purtroppo io ho appurato che le mie sensazioni, peraltro condivise da molti (tra i quali persone di indubbia e riconosciuta buona fede ed obiettività), sono suffragate da dati concreti. Quindi non posso esimermi dal fare le considerazioni che seguono, sperando che non si crei un incidente diplomatico e che il nostro presidente non sia perciò costretto ad andare a presentare le scuse ufficiali al ministro degli esteri teutonico (o anche semplicemente al sindaco di Torbole).

I tedeschi si riconoscono lontano un miglio. Al di là di spesso inequivocabili tratti somatici, la stragrande maggioranza di essi è facilmente identificabile perché:

a)       esce in costume da bagno quando noi usiamo la semistagna maniche corte, indossa la shorty quando noi ci mettiamo la semistagna 5 mm e veste la semistagna maniche corte quando noi ci intabarriamo nelle paramute;

b)       è tendenzialmente soprainvelato, non realizzando che, se il vento è da 5, utilizzando una 7emezzo non si sarà comunque più veloci perché la vela sarà meno efficiente (ma all'opposto si farà solo più fatica);

c)       possiede attrezzature "datate", dove per datate non intendo quelle dell'anno scorso (come qualcuno di noi sarebbe naturalmente indotto a pensare), ma bensì rigorosamente ultradecennali. Per carità, massimo rispetto e niente da obiettare, se non fosse che quotidianamente qualcuno di noi si "gioca" l'uscita per aiutare o trainare a riva qualcuno che ha rotto qualcosa (perché, se è vero che può capitare a tutti, non ci vuole un genio a capire che le probabilità di rotture siano enormemente più elevate utilizzando attrezzature usurate o in stato di avanzata decomposizione in condizioni spesso difficili come i bei peleroni di Malcesine);

d)       utilizza una serie di accessori improponibili (cuffie in lattice e occhialini da piscina, cerotti anti ustione per naso e zigomi, copricapo improbabili, mute vintage- anche queste della medesima era delle attrezzature usate, ecc.);

e)       ha la tendenza a brutalizzare l'attrezzatura altrui quando questa è appoggiata tranquillamente a terra.

Questa categoria di persone non ha la benché minima idea del concetto di precedenza. Quando ti incrocia, passa a tutta birra (ogni riferimento non è puramente casuale) con i propri veloni a meno di mezzo metro da te non guardandoti per niente, come se tu non esistessi lì in quel momento, oppure, all'opposto, sorridendoti a 37 denti, gioiosamente ebete e del tutto inconsapevole del pericolo di una collisione devastante se, per una qualsiasi ragione, uno dei due perdesse il controllo dell'attrezzatura.

Altre persone ritengono invece che la precedenza spetti a chi sta andando più veloce. In questa categoria, la parte del leone la fanno i novelli "slalomari". Questi, che grazie alle nuove tecnologie sono in grado di raggiungere velocità siderali, con angoli di incidenza oltre i limiti della fisica conosciuta, sono competitivi per indole e non si schiodano dalle loro traiettorie nemmeno se spari loro. Questo quando sono da soli, figuriamoci quando escono in due o tre ad allenarsi. Il lago sembra di loro esclusiva proprietà e a te, povero freestyler o freerider, che plani tranquillo per la tua strada, non resta altro che lasciare loro il passo anche quando la precedenza spetterebbe a te, pena la "triturazione" e qualche simpatico appellativo che ti viene dispensato del tutto gratuitamente.

Esiste un'altra categoria di persone, per le quali la precedenza rappresenta semplicemente un "diritto acquisito". La si potrebbe definire con un eufemismo quella degli "pseudo pro". In pratica, per questi personaggi in acqua vige una specie di legge della giungla: chi è più forte vince! Cito a questo proposito la memorabile espressione di un local del più famigerato spot del lago di Como, il quale a questo proposito sentenziava: "A Valma la precedenza è una questione di sguardi!", sintetizzando inequivocabilmente che chi entra nella "zona rossa" in maniera più aggressiva ha diritto ad avere campo libero. Purtroppo questa è una consuetudine che si sta radicando sempre di più, soprattutto al giorno d'oggi, quando l'esecuzione delle manovre freestyle (al lasco, in switch, bugna avanti e chi più ne ha più ne metta...) richiede traiettorie che sovvertono i tradizionali modelli di navigazione (bordi dritti al traverso). E questo fa sì che il predominio della legge del più irruente (vorrei dire prepotente), diventi quasi naturale. Peccato che, come nella giungla, questi atteggiamenti conducano inevitabilmente a lotte e conflitti, frutto di collisioni avvenute o anche semplicemente di "manovre rovinate". A questo proposito a Valma si ricorda più di una scazzottata tra persone amiche sulla terraferma ma acerrime rivali in acqua. Ma ci si può ridurre così??!!

In sintesi, lo scopo di questo articolo, a tratti volutamente provocatorio, è di invitare tutti a una riflessione sul tema. L'auspicio è che in tutti prevalga il senso di rispetto e di prudenza in acqua che, al di là delle norme rigorose che regolano la navigazione in acqua, dovrebbero risiedere sempre in noi, in modo tale che un momento di evasione, passione e divertimento non si trasformi per una banale negligenza in qualcosa di spiacevole o sgradevole. Mi rifaccio a questo proposito alla sagge parole espresse poco tempo fa in un intervista da una persona che tutti noi ben conosciamo: Mattia Pedrani (cfr. nota 1). Il ranking del PWA dice che è tra i primi 20 freestyler al mondo, eppure Mattia, ben lungi dall'approfittare della sua posizione di potenziale privilegio (fa parte del patrimonio genetico italico mostrarsi premurosi e accondiscendenti - ok, "lecchini"- verso i famosi o i potenti), con molta umiltà e modestia ha invitato tutti, sé compreso, a fare del rispetto degli altri la propria regola di comportamento in ogni spot. Non lasciamoci sfuggire questa occasione e facciamo nostre oggi stesso le sue parole. E arrivederci a tutti in acqua!

Nota 1: Citazione tratta dall'intervista a Mattia Pedrani by Nic di Windsurf zone, 18 marzo 2009  ( http://www.windsurfzone.it/blog/index.php/2009/03/18/intervista-a-mattia-pedrani/ )

Nic: Cosa non sopporti quando sei in acqua?

Mattia: L'ignoranza. Non solo in acqua però... La mancanza di rispetto e la gente che abbaia senza motivo. Quando si è in spot difficili o semplicemente affollati, ogni sbaglio tuo o altrui può costarti l'ospedale. E' quindi fondamentale rispettarsi a vicenda ed osservare le precedenze.

 

                                                                                                                      ZioRicky