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La preparazione atletica del surfista

La bella stagione è di nuovo alle porte. Almeno ad osservare il calendario, visto che questa primavera piuttosto fredda e umidiccia non sembra molto intenzionata a lasciare spazio a un clima più mite e consono alla pratica del nostro beneamato sport.

E’ comunque il tempo di guardarsi allo specchio, farsi un adeguato esame di coscienza e prendere in seria considerazione l’idea di mettere in pista un programma di allenamento fisico e una dieta, idonei a consentirci di trovarci in perfetta forma nel momento in cui rimetteremo di nuovo la tavola in acqua. Nota: tutto ciò assume valore anche per coloro i quali non hanno interrotto le loro uscite nemmeno in inverno. Sino ad ora infatti, le paramute hanno pietosamente occultato alla vista fisici talvolta imbarazzanti e si rende perciò necessario anche per costoro sottoporsi ad un rigido programma di allenamento. Perché se è vero che con le mute tradizionali, una volta allacciato strettamente il trapezio, la massa grassa si sposta dalla basso ventre all’altezza dei pettorali (generando in tal modo una sezione laterale apparentemente possente), non è che possiamo permetterci di girare tutto il giorno con il suddetto trapezio indosso e neanche, almeno d’estate, ricorrere permanentemente alla cintura del dott. Gibaud.

Una buona idea sarebbe quindi quella di iscriversi in qualche palestra, centro fitness o spa. Ma il surfista è notoriamente “braccino” e perciò poco propenso a destinare i propri eurini ad attività che non gli sono propriamente congeniali. Inoltre è noto che la vera “gnocca” frequenta le sale fitness solo in orari diurni (la sera ahimè ci vanno principalmente le ragadi..) e quindi anche questo espediente motivazionale ha poca presa su di esso.

Dovendo quindi fare ricorso al fai da te, ho pensato di venire in soccorso ai più bisognosi, proponendovi una serie esercizi presentati qualche tempo fa dal dott. Brad Yates, per anni personal trainer del mitico zio Robby e apparsi su alcuni numeri di una nota rivista del settore. Ovviamente rivisti ed adattati in chiave “Parassita”..

 

 

FITNESS HI-LEVEL

(ovvero come passare da A) a B))

 

g1

A

 

g2

  B

 

 

 

Il concetto di “forma” è qualcosa che va al di là della mera condizione fisico-atletica. Se davvero desideriamo conseguire i nostri obiettivi, mente, spirito e corpo devono essere preparati ed allenati per lavorare sinergicamente.

 

·         L’energia mentale è quella che si realizza nella fiducia in sé stessi, nella consapevolezza di poter raggiungere i risultati prefissati. Non si tratta altro che della filosofia del “Daghe Contro” espressa in termini un po’ più rigorosi e scientifici. Sotto questo aspetto una più assidua frequentazione dei precettori di questa scuola di pensiero, in primis il mahatma Giangi, consentirà di sicuro a tutti di conseguire in modo rapido significativi progressi e notevoli benefici.

 

·         L’energia spirituale non è, come potrebbero pensare alcuni, quella che scaturisce dall’assunzione di liquori e/o alcolici in quantità smodate, bensì quella legata alla responsabilità verso l’obiettivo. Tale energia è quindi connessa alla capacità di impegnarsi nel programma di allenamento prefissato e di rispettarlo, senza piegarsi a scuse o giustificazioni di varia natura che potrebbero vanificare le energie che stiamo profondendo. Ad esempio: rinunciare una sera a svolgere la serie di esercizi pianificati perché in tv trasmettono l’ultima puntata del Grande Fratello non è bene (diverso ovviamente sarebbe il discorso se la sorella gemella di Randi Ingermann avesse accettato il nostro invito a cena..). L’energia spirituale si sviluppa e si allena attraverso la concentrazione. Le tecniche di concentrazione mentale si sostanziano nei seguenti step.

1.      Programmare la mente. Nonostante ci troviamo quotidianamente in contatto con svariati ed eminenti esperti informatici, questa non è un’attività che possiamo delegare a loro. Dobbiamo diventare capaci di controllare il funzionamento della nostra mente in autonomia. Il nostro obiettivo, una volta definito, deve rimanere sempre focalizzato, così come il percorso necessario per raggiungerlo.

2.      Respirare profondamente e rilassarsi. Ciò aiuta a tenere sgombra la mente da tutti gli agenti esterni che possono disturbarla e distoglierla dai suoi obiettivi. E’ consigliabile mettere in atto questa fase in luoghi silenziosi e con gli occhi chiusi, per conseguire un miglior isolamento dall’esterno. Nota bene: addormentarsi durante questa attività non significa aver raggiunto il livello più alto di rilassamento...

3.      Eliminare i nostri pensieri. Integra e completa il punto precedente. Lo so che è difficile crederlo, ma dobbiamo essere consapevoli che, anche se ci levassimo dalla testa per qualche minuto la gina o l’ultimo modello di tavola wave, la nostra mente non ne rimarrebbe definitivamente compromessa..

4.      Pensare positivo. La convinzione del successo è l’aspetto chiave del processo motivazionale per la realizzazione del nostro obiettivo. Dobbiamo essere in grado di sviluppare sempre una tensione positiva. Lo ricordava già qualche anno fa anche il buon vecchio Jovanotti, uno che è sempre stato avanti ..

 

·         L’energia fisica. Non si tratta solo della forza e dell’intensità fisica che possiamo sprigionare, ma anche della capacità di mantenere focalizzata nel tempo la nostra energia in relazione all’attività che dobbiamo compiere. Ecco quindi la necessità di un programma di allenamento che consenta di manifestare al meglio la nostra vigoria nel momento del bisogno e cioè durante le nostre uscite in windsurf.

 

Sviluppo dell’elasticità.

L’elasticità è la capacità dei muscoli di rilassarsi e di tendersi. E’ una qualità fondamentale nel windsurf moderno, soprattutto nella sua componente freestyle, tutta incentrata su torsioni, contrazioni e allungamenti vari. Mentre la fase di rilassamento ci risulta molto più congeniale, soprattutto in presenza di un divano, di un letto o, per i “soul surfers”, di un’amaca, la fase di tensione va accentuata attraverso opportuni esercizi che coinvolgono mani, polsi avambracci, bicipiti e tricipiti delle braccia, spalle trapezio, rombi, dorsali, addominali. Per lo sviluppo della tensione elastica, un esercizio molto utile è il seguente. Camminate nel centro della vostra città, nella strada dello struscio o in un centro commerciale. Puntate una bella pulzella che sopraggiunge e si dirige in direzione opposta alla vostra. Fissatela e, continuando a camminare, seguitela con lo sguardo sino a che ciò vi risulti possibile. Fate questo esercizio prima ruotando solo la testa e quindi successivamente il busto. Questo ottimo esercizio è propedeutico a tutte le manovre in switch stance nonchè a tutti i tipi di loop.

 

Forza.

Composta da potenza, resistenza e coordinazione, è fondamentale in tutte le discipline. La capacità di condurre tavola e corpo con il giusto grado di forza, velocità e sensibilità determina la possibilità di chiudere le diverse manovre freestyle così come di compiere salti kamikaze o sciorinare sull’onda surfate da manuale. Per sviluppare la forza una serie di esercizi molto efficaci è la seguente.

Potenza: a casa o al bar con gli amici, ordinate un boccale di birra da 1 litro. Prima di bere effettuate una brindisi (con motivazione a vostra scelta) con conseguente sollevamento del boccale. Effettuate tre serie di brindisi di 10 ripetizioni ciascuna. Utile per lo sviluppo di bicipiti e deltoidi e funzionale alla realizzazione della partenza dall’acqua e manovre freestyle varie.

Resistenza: per sviluppare adeguatamente forza e nel contempo resistenza non c’è nulla di meglio delle vecchie classiche flessioni. Soprattutto se effettuate con l’ausilio di una partner. La presenza di quest’ultima è particolarmente indicata perché stimola naturalmente il protrarsi della durata dell’esercizio. Possibilmente effettuate diverse successive ripetizioni della serie.

Coordinazione generale: senza dubbio alcuno l’esercizio più indicato per svilupparla è la prova del Capitano Flink. Sarebbe opportuno praticarla, almeno all’inizio e soprattutto in caso di principianti, con bevande analcoliche anziché col limoncello d’ordinanza.

 

La dieta del surfista.

Per produrre risultati soddisfacenti, l’attività fisica deve essere accompagnata da una alimentazione adeguata, che fornisca il fabbisogno calorico appropriato.

La colazione è molto importante, soprattutto per lacustri come noi, soliti ad entrare in acqua all’alba. A questo proposito è utile assumere alimenti ricchi di calorie, ma leggeri, come cioccolato o barrette di cereali, accompagnati da bevande calde. Qui vanno fatte opportune distinzioni:

- the, cioccolata, caffè: approved;

- vin brulè, bombardino, punch al ruhm: censored;

- latte, latte macchiato, cappuccino: ???.. In questo caso non esiste una univoca idoneità o meno delle bevande. L’eventualità di assumerne o meno dipende essenzialmente dagli effetti che esse hanno sull’attività intestinale di ciascun individuo una volta entrato in acqua.

Di norma sono da evitare assolutamente bomboloni alla crema e alcolici. Le colazioni a base di birra, patatine e salatini, come quella in occasione dell’ultima “The Man”, sono da bandire in via definitiva.

A pranzo verdure e carboidrati rappresenteranno la benzina fondamentale per una prolungata uscita pomeridiana. Anche qui si rende conveniente fare delle precisazioni. Per quanto facenti parte della categoria, non si possono considerare consoni piatti quali canederli, pizzoccheri, gnocchi al gorgonzola, lasagne tradizionali o alla scamorza, melanzane alla parmigiana, bagnacauda.

Non scordiamoci, soprattutto nella stagione calda, di bere molto durante tutta la giornata per reintegrare i liquidi persi attraverso la sudorazione in acqua e fuori. Anche in questo caso vanno evitati come la peste birra e alcolici vari (anche se suadentemente colorati e dall’accattivante profumo di frutta), mentre sono opportuni acqua minerale, integratori salini e similari, come ad esempio la Red Bull. Anche se, francamente, mi chiedo come possa essere possibile che ci sia così tanta gente che riesca a berla: raramente ho provato qualcosa di più abominevole. Solo la Rivella svizzera ha un gusto peggiore, forse..

Dopo le rinunce della giornata, a cena potremo finalmente lasciarci un po’ andare, soprattutto se avremo passato molte ore in acqua. Ci potremo quindi strafogare con una bella ed abbondante grigliata a base di salamelle, costine e braciole, accompagnata da cumuli di patatine fritte, e annaffiata da buon rosso o birra fresca (era ora..). Un dolcetto sfizioso (ad esempio una meringata ricoperta da cioccolato fondente fuso) costituirà successivamente una degna conclusione per il nostro pasto.

 

Bene amici miei, a questo punto non ci resta che prendere carta e penna, stilare una scheda con gli esercizi da eseguire e metterci al lavoro. L’obiettivo è ambizioso ma ce la possiamo fare. Con un adeguato programma di parafitness saremo presto in grado di recuperare il tono e la forma che ci consentiranno di rimanere in acqua a surfare per ore senza stancarci. E, nelle giornate di cippa, di trattenerci in spiaggia a cazzeggiare esibendo un fisico “californiano”. Ma, soprattutto, finalmente non saremo più noi a doverci preoccupare mentre surfiamo di lasciare le nostre compagne incustodite e in balia degli inopinati approcci di qualche immancabile bellimbusto da rimorchio. Ma saranno loro a doversi impensierire per le non troppo velate avance che inevitabilmente riceveremo da parte delle avvenenti turiste a caccia...