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All around Greece 2007

Il meeting point è a Verona, giovedì 2 agosto alle ore 16,00. Arrivo puntuale all'appuntamento e incontro lo Zillo che rientra in look free trendy (impeccabile abito in fresco di lana grigio-azzurro su polo carta da zucchero) dal luogo di lavoro. Scarico la borsa e saliamo nel suo loft. Mentre io bevo un bicchier d'acqua limonata (e qui qualche sospetto comincia già ad insinuarsi in me...), lui si rinfresca e si mette in libertà. Quindi prendiamo il furgone che sarà la nostra casa per i successivi 15 giorni e ci rechiamo a fare la spesa di base.

Le prime sorprese non tardano ad arrivare. Nulla finisce nel nostro carrello se non dopo un'attenta analisi degli ingredienti che compongono l'alimento e un ancor più scrupoloso confronto dei prezzi (per unità di misura ) tra prodotti alternativi da parte di Willy. Azz, cominciamo bene: il carrello si riempie di muesli, latte di soia, pasta integrale, zucchero di canna, yogurt di soia, bio tonno, bio piselli, bio fagioli... Vengono cassati invece prodotti per me fondamentali quali i Grisbì al cacao, la Nutella, il cioccolato fondente, la marmellata piena di zuccheri aggiunti. Dopo una strenua trattativa vengono ammessi i frollini per la prima colazione, gli affettati e un po' di formaggio per i pasti sul ferry e la Cocacola regular (mi rifiuto categoricamente di pendere in considerazione quella Light)e la mayonese...Wink

Sfruttando un momento di distrazione di Willy, occulto nel carrello una confezioni di frollini al cioccolato extra dark Pavesi, che faccio subdolamente passare in cassa nel momento in cui lui va oltre per riempire i sacchetti con la spesa e la mayonese... Rientriamo a casa e cominciamo a caricare, con adeguata calma, il California. Quando terminiamo è ormai sera inoltrata. Siamo stanchi per uscire a cena e quindi Willy mi cucina la prima di una lunga serie delle sue (scoprirò poi) leggendarie paste "salutiste" (questa sera tocca olio e peperoncino).

Ci raggiunge il Manuel (che veniva a restituire una prolunga allo Zillo) e insieme ci facciamo una Corona e un gelatino (rigorosamente frutta per Zilli, creme e cioccolato per Manuel e me). Tra una chiacchiera e l'altra si fa l'una. No problem, l'indomani è come se ci si dovesse svegliare per andare a Malcesine, quindi tutto sotto controllo...Undecided

Alle ore 5,00 del 3 agosto l'Hotel California si muove alla volta della sua nuova avventura. Subito incappiamo in un piccolo contrattempo. Willy ha dovuto sostituire la batteria pochi giorni prima e nel momento in cui cerco di accendere la radio questa mi richiede il security code. Che ovviamente non si trova! "Sèm a post...", penso tra me "già io non sono un grande parlatore, pure il Willy mi sembra abbastanza taciturno, ci aspettano delle belle ore di silenzio...". In effetti sarà così, ma saranno silenzi che non pesano e in quei momenti ognuno di noi consentirà alla propria mente di spaziare in totale libertà. A tratti questi silenzi vengono interrotti dalla voce profonda di Willy che intona, facendole passare una per una durante tutta la vacanza, quasi tutte le hit di Sanremo degli anni 50/60, reinterpretandole in modo davvero suggestivo... :-/

Il tragitto fino ad Ancona si svolge senza intoppi. Arrivati al porto, ci imbarchiamo sul traghetto. La sorte ci riserva una felice posizione nello spazio riservato agli open deck. Approntiamo il California nella modalità "night" e quindi consumiamo il nostro primo pasto a bordo.

Il viaggio fino a Patrasso è tranquillo. Il ferry è quasi vuoto e noi passiamo la maggior parte del tempo "in casa", giocando a carte. Willy, col suo gioco basato su un rigoroso approccio scientifico, mi batte in ogni disciplina (scopa, briscola, scopa d'assi).

Giunti a Patrasso estraiamo la nostra mappa della Grecia e ci dirigiamo in direzione del primo "dito" del Peloponneso, là dove le previsioni di Windfinder, consultate la sera prima sul ferry, indicano esserci buone prospettive di vento. Ci arriviamo in circa tre ore, dopo aver percorso una strada a volte scorrevole a volte irta e malmessa, sfiorando l'antica Olimpia e attraversando distese infinite di ulivi. In una ampia baia scorgiamo dei windsurf in acqua e decidiamo di fermarci in questo piccolo, ma grazioso paesino: Gialova. Ci sistemiamo nel campeggio selezionato e senza ulteriore indugio armiamo le 5,2 (Willy) e 5,8 (zioricky). Il vento è un po' al limite, ma si plana quasi sempre, surfando in condizioni di quasi perfetta flat water. Verso sera il vento cala un po' e decidiamo quindi di montare la mia 5,8 sulla tavola di willy, facendo a turno per sfruttare al massimo litri e potenza dell'equipaggiamento a nostra disposizione.

Dopo un paio d'ore, appagati rientriamo a terra, ci laviamo e consumiamo nel nostro "giardinetto" una "healthy" pasta dello chef Willy. Facciamo poi due passi fino al borgo e ci beviamo in tranquillità una birretta in un bel locale dalle atmosfere e musiche soft.

Il giorno successivo si "bissa" l'uscita. Il vento è decisamente più forte. Stiamo in acqua circa 4 ore con la 4.7, provando e riprovando manovre, prendendo botte ma godendo come ricci nel planare in lycra e braghette in quel mare cristallino... La sera è una fotocopia di quella precedente. Il giorno successivo, il 6 agosto, prevede il nostro spostamento verso Rafina, dove la mattina presto del 7 ci imbarcheremo alla volta della nostra destinazione finale: Mykonos. Nel nostro viaggio incontriamo baie dai colori caraibici, ridenti paeselli, rettilinei texani, tornanti alpini (arriviamo fino a quasi 1.700 metri di altitudine, passando da 35 a 17 gradi in pochi chilometri). Diamo sempre un occhio al mare per vedere se sia possibile "infilare" un'uscita, ma senza fortuna. In serata arriviamo dapprima ad Atene, che attraversiamo non senza un pizzico di inquietudine, anche a causa dei violenti saliscendi che mettono a dura prova il nostro mezzo (San Francisco al confronto è la pianura Padana...), ed infine a Rafina. Qui consumiamo una frugale cena e, dopo esserci rilassati in un baretto del porto (io ci sono riuscito benissimo perché continuavo ad addormentarmi), attrezziamo l'hotel California in versione notturna e andiamo a dormire.

L'indomani alle 8.00 il nostro ferry salpa alla volta di Mykonos, dove arriva vero le 13. Le previsioni non sono un granché e quindi dedichiamo il pomeriggio alla selezione dei campeggi e poi a un po' di mare. Dei due campeggi di Mykonos prediligiamo quello di Paranga beach, più "spartano" ma più funzionale in relazione alla gestione e al deposito dell'attrezzatura surfistica. Preso possesso della nostra piazzola (si fa per dire perché lì era tutto un arrangiarsi alla bell'e meglio), ci dirigiamo alla spiaggia. L'impatto è devastante! La bella striscia di sabbia della piccola baia è letteralmente un concentrato di ombrelloni tale da far impallidire Alassio e gli altri lidi liguri. E nella zona "libera" i salviettoni distesi non lasciano intravedere 10 cm quadrati di sabbia! Facciamo un tuffo e scambiamo due parole con i "vicini di telo spugna". Poi Willy ha una crisi di claustrofobia (credo che a me sarebbe venuta 10 minuti dopo) e quindi decidiamo di ritirarci nella nostra casetta. Ci godiamo lo scenario della baia dalla nostra posizione privilegiata, sorseggiando una bevanda fresca. Quindi verso le 18 ci facciamo una doccia, ci vestiamo e ci muoviamo alla volta di Mykonos downtown. Mentre ci avviamo a pendere il bus che ci avrebbe portato in città, udiamo provenire dalla spiaggia il tipico "pompare" della musica house. Seguiamo il suono (meglio, il frastuono!) e d'improvviso ci troviamo nel bel mezzo di quella che sembra una festa sulla spiaggia. In realtà è aperitif time! Impariamo che a Mykonos, in ogni spiaggia c'è un locale che catalizza la presenza delle persone in aperitivi al vertiginoso ritmo della house music. Questi durano normalmente dalle 18 fino alle 23 e la gente balla, salta, beve in costume fino all'esaurimento. Noi ci intratteniamo un'oretta, poi ci dirigiamo in centro come da programma. Ci arriviamo più o meno verso le 22. In giro non c'è molta gente e cominciamo ad avere qualche perplessità circa tutti i racconti ricevuti sulla Mykonos patria della trasgressione e regno degli omosessuali. Giriamo per il dedalo di vie e viuzze di cui è costellata la piccola città, infilandoci di volta in volta nei bar e nei locali da cui udiamo provenire musica. Beviamo qualcosa poi, verso le 2 ci avviamo per far rientro in "Hotel". Nel percorrere a ritroso le vie del centro per dirigerci alla fermata dell'autobus notiamo una marea umana camminare in direzione opposta alla nostra. Ci guardiamo un po' perplessi, poi capiamo: la vita comincia ad animarsi a quest'ora! Ma ormai siamo stanchi e torniamo a casa. Però abbiamo compreso i ritmi dell'isola e l'indomani non ci faremo cogliere impreparati.

I giorni seguenti, tutti caratterizzati dall'assenza di vento, vengono impiegati per girare l'isola, alla scoperta degli spot e delle diverse spiagge che la caratterizzano.

Puntiamo dapprima a Ftelia, lo spot wave di Mykonos. La baia vista dall'alto è molto bella (come del resto quasi tutte qui) e la spiaggia relativamente lunga e pulita. Essendo esposta a nord (direzione di provenienza del Meltemi) è un po' fuori dalle rotte del turismo di massa e infatti sono poche le persone che si incontrano. Tra queste alcuni surfisti camperisti della provincia di Brescia, molto simpatici e cordiali e che tra l'altro frequentano spesso Malcesine.

Quindi è la volta di Kalafati, dove ha sede il centro Fanatic. Anche qui la baia è molto suggestiva, con la montagna alle spalle e un villaggio di pescatori sulla punta che la delimita. Il mare ha dei colori pazzeschi, peccato che ci sia il solito mega yacht piazzato in mezzo allo specchio d'acqua a rovinare lo scenario. Ci rechiamo quindi a Ornos, ma facciamo solo una toccata e fuga. La baia è la pattumiera del porto di Mykonos ed inoltre ci pare eccessivamente stretta per poter bordeggiare, anche per dei freestyler accaniti. C'è chi dice che esista un punto più sopravvento per uscire, dove lo specchio d'acqua è più largo, ma a noi sembra comunque eccessivamente rischioso in caso di problemi, visto che, a parte la piccola spiaggia che si trova all'estremità, in tutta la baia il litorale è costituito da rocce e scogli.

Nel nostro peregrinare visitiamo anche altre spiagge, non surfistiche, dell'isola, tutte così belle che c'è solo l'imbarazzo della scelta.

Mentre di giorno passiamo le nostre ore ad arrostirci al caldo sole delle Cicladi, tuffandoci di tanto in tanto nelle acque miti e cristalline che le circondano, al sopraggiungere della sera ci immergiamo nel pieno della tumultuosa vita di Mykonos. Il secondo giorno ci rechiamo alla Paradise beach, dove ha sede il Tropicana beach bar e dove, ci dicono, c'è uno spettacolo che, almeno una volta, merita di essere visto. Arriviamo al Tropicana che già la musica pompa a tutto volume. Una marea umana beve e balla dappertutto, sulla spiaggia, in pista, sui tavoli... Una folla di varia umanità, italiana al 100%, in cui prevale per numerosità e fragore una nutrita (pure troppo) colonia napoletana. (Prevalentemente) ragazzi dai 16 ai 30 anni, perfettamente stereotipati: iper palestrati, rasati (con capelli a spazzola alta un millimetro), occhiali da sole a maschera (da indossare rigorosamente anche nei locali chiusi e in totale oscurità). Perennemente a caccia, con metodologie perlopiù moleste e fastidiose. Ma tant'è... Del resto la componente femminile non è da meno in quanto a classe ed eleganza.

Su uno dei tavoli posti più in alto scorgiamo il terzetto che rappresenta l'attrazione principale del luogo, capeggiata da lui, l'inimitabile, l'inarrivabile Sasà, ovvero sia "28 cm di felicità". Un ragazzo rasato (ma và...) che si presenta vestito unicamente del suo ormai mitico Elefantaki, cioè un perizoma a forma di volto di elefante, nella proboscide del quale è contenuto il suo gioiello. Balla e si struscia con una procace emiliana (settima misura dichiarata e probabilmente effettiva) e un travestito dalla parrucca formata da nastri dorati, proferendo di tanto intanto pillole di rara saggezza, tipo "Dove sono le romane? Le romane sono tutte ....". Ce ne per tutte le regioni d'Italia. A volte divaga e bersaglio delle sue boutade finisce pure il governo Prodi... Insomma, il trionfo del buon gusto. Che sia questa la tanto decantata trasgressività di Mykonos? Mah, io so solo che la gente ride e si diverte. E osanna questo guru. Poora Italia...Cry

L'aperitivo che si svolge presso la nostra spiaggia, il Paranga, è di tutt'altra categoria. I frequentatori sono di età leggermente più matura, il livello delle persone decisamente più consono ai nostri standard di frequentazione. Non cambia invece la propensione al ballo e al bere. Noi ci limitiamo ad osservare, sorseggiando i nostri drink e partecipando di tanto in tanto alle danze. Dopo qualche giorno conosciamo a memoria la colonna sonora del party (che rimane la stessa tutte le sere, proprio come al miniclub...) e cantiamo insieme a tutti gli altri le tre/quattro superhit, compresa la number one dell'estate 2007 e cioè Rise Up, con il suo ritornello "My dream / is to fly / over the rainbow / so high!", che diventa il nostro personale tormentone.

Terminato l'aperitivo (normalmente tra le 21 e le 22), rientriamo all'hotel California, dove a seconda di come si è evoluta la giornata, ceniamo o ci riposiamo in attesa dell'uscita serale. Capito ormai come girano i ritmi dell'isola, l'uscita "serale" avviene non prima della mezzanotte. A quell'ora ci avviamo ai bus (o prendiamo direttamente il furgone) e ci dirigiamo nella downtown per immergerci nella vita notturna dell'isola. Come dicevo all'inizio, Mykonos è un dedalo infinito di vicoli, pieni di locali in cui si suonano differenti tipi di musica, anche se all'80% si tratta di house. Nei giorni della nostra permanenza li giriamo quasi tutti, fuori da uno dentro in un altro, come richiede la movida locale. Anche in questo contesto, fatichiamo a scorgere la Mykonos trasgressiva che ci avevano dipinto. I locali, pur ciascuno con la propria identità, hanno tutti il medesimo stile e, pur non essendo io un esperto in materia, non mi paiono niente di diverso dai disco bar nostrani. In quanto agli omosessuali, ne abbiamo visti veramente pochi (in percentuale sul totale della popolazione) e tutti confinati in locali "loro" e in zone ben circoscritte del centro. Forse la trasgressione sta nel fatto che qui si fa tutto con uno sfasamento temporale di qualche ora rispetto al normale (ad esempio la sera si esce dopo l'una e non si rientra prima delle 6), ma anche qui non mi pare nulla di straordinario e credo che a Milano Marittima facciano altrettanto. Certo è che tutta questa fama che avvolge il nome di Mykonos attira sull'isola quantità industriali di pischellame della peggior specie e questo determina un vero depauperamento di un posto che altrimenti sarebbe veramente godibile.

Le sempre più sconfortanti previsioni meteo, nonché una certa sovvenuta repulsione per i ritmi imposti dalla vita di Mykonos, ci spingono a decidere di tentare miglior sorte nella vicina Naxos, dove ci rechiamo il giorno 10 agosto e dove le carte indicano una qualche maggiore chance di vento planabile.

Arriviamo a Naxos nel tardo pomeriggio del 10 agosto, dopo, nell’ordine: esserci fatti scolpire 12 euro per un paio di spremute in un bar vista porto di Mykonos; aver aspettato 2 ore in un piazzale con temperature esterne superiori ai 40° gradi e interne che hanno superato i 50° (l’aria condizionata fa male… Frown); circa tre ore di rilassante navigazione in ferry. Ci rendiamo subito conto di come l’isola sia molto più tranquilla e, a prima vista, anche più carina di Mykonos. Visto il buio incipiente ci mettiamo immediatamente alla ricerca del campeggio e ne individuiamo uno grazioso nella baia di Agia Anna. Ci posizioniamo in una piazzola in cui, come vicini, abbiamo una coppia di pensionati che da due mesi è in giro a zonzo per la Grecia. Lui milanese lei pugliese, sono simpatici e chiacchieroni (mi visualizzavo gli arieti fra 35 anni…). Spieghiamo loro che siamo in giro per l’Egeo alla ricerca del vento. Non l’avessimo mai fatto! Per tre giorni ci toccherà sorbire continuamente l’ironia (peraltro garbata) di lui sul fatto che fino a due giorni prima non potevano nemmeno stare in spiaggia per il vento forte mentre da quando siamo arrivati lì noi non c’è più nemmeno una brezza leggera… E’ ormai ora di cena e, mentre il mio bio chef cucina i soliti maccheroncini integrali olio e peperoncino, dal camper vicino provengono profumi deliziosi, frutto delle abili mani della signora, che dal punto di vista alimentare non fa mancare niente a sé stessa e al marito. Una vera tortura… Dopo cena, stanchi morti, rimaniamo al bar del campeggio, dove giochiamo a carte ascoltando un po’ di musica e prima di mezzanotte siamo già in branda.

Nel secondo giorno di permanenza, giriamo l’isola alla scoperta degli spot segnalati dalla preziosa guida di Willy, nella speranza di almeno qualche briciola di quel termico furioso da 4.0 di cui abbiamo letto in più di un reportage. Il lato di Naxos esposto a ovest è quasi uno spiaggione unico, interrotto solo da qualche promontorio che crea baie immense. Il mare ha sempre colori smeraldini e la vastità dei luoghi li rende quasi deserti e molto gradevoli alla vista. Niente a che vedere con le iperaffollate baiette di Mykonos. Ci spingiamo fino a Karnaki, poi, visto che di vento nemmeno un alito, di ritorno ci fermiamo a Mikri Vigla per un bagno e per prendere un po’ di sole. La combinazione nuoto/relax mette appetito anche a Willy, che per una volta acconsente a concederci una greek salade in una taverna. Come accade ogni volta che ci sediamo però, il supremo si fa incantare dalla vista e dagli aromi dei ricchi piatti che passano, e ordina più di quello che siamo in grado di consumare. Oggi, oltre all’immancabile tzaziki e alla consueta greek salade, ci concediamo l’insalata di polipo e un delizioso piatto di calamari alla griglia. Che scorpacciata, burp!... Certo nulla di fronte alle combinazioni gastronomiche che ogni tanto vediamo transitare: il top è un piatto di spaghetti al sugo di pomodoro (saranno tre etti di pasta almeno) sui quali viene adagiato un pollo ruspante intero!! Certo che in Grecia hanno un concetto molto particolare di “piatto unico”…

Ancora un po’ di sole, un altro tuffo e poi rientriamo ad Agia Anna. Solita cena zen (ma questa volta capita proprio a fagiolo visto l’abbuffata di mezzogiorno) e poi nuovamente serata al bar del campeggio, visto che il paese non è proprio vicinissimo da raggiungere a piedi e muovere la nostra casa sarebbe troppo complesso.

Il giorno successivo, dato che non è presente nemmeno una flebile brezza, viene speso quasi interamente nella spiaggia antistante il campeggio, tra tuffi, passeggiate e ronfate sulla sabbia rovente. Nel tardo pomeriggio ci muoviamo verso Naxos downtown, dove alle 18 ci attende il traghetto che ci riporterà a Mikonos.

In sintesi, abbiamo trovato Naxos un’isola molto graziosa. Non c’è un unico grande centro e cuore pulsante, ma diversi piccoli borghi e paesini. Brulicanti, ma non in modo così sfacciato e pesante come a Mykonos. Il litorale è composto da spiagge sconfinate e di conseguenza con limitata concentrazione di persone. I principali spot sono da verificare “in azione”, ma sicuramente risultano comodi da raggiungere e tranquilli in termini di sicurezza. In definitiva una capatina a Naxos in un prossimo futuro è da tenere in debita considerazione.

A tarda sera del 12 agosto siamo di nuovo a Mykonos e riprendiamo posto nel nostro vecchio campeggio, che pare ora molto più affollato di quando lo avevamo lasciato. Vista la giornata trascorsa nel relax più totale, ci sentiamo abbastanza freschi e quindi decidiamo di tornare a buttarci nell’alveare del centro. Quando ci arriviamo rimaniamo quasi smarriti. Troviamo una città completamente diversa da quella che avevamo lasciato solo tre giorni prima. Al posto dei giovani, sguaiati e vocianti, per i vicoli tortuosi ora camminano coppie tranquille e dall’età anagrafica sicuramente più matura. Siamo davvero spaesati e solo il peculiare tour dei locali che suonano la house ci restituisce la Mykonos cui eravamo abituati. Sorseggiamo una birra, facciamo quattro salti tra un locale e l’altro e quindi facciamo ritorno al nostro hotel.

Il giorno successivo dovrebbe essere ancora interlocutorio, invece il vento fa la sua comparsa prima del previsto. Ci dirigiamo quindi a Ftelia, ansiosi di vedere lo spot “al lavoro”. Giunti sul posto ci coglie un po’ di delusione. Mentre dall’alto il mare, soprattutto al largo dell’isola, risulta imbiancato da una miriade di “ochette”, nella baia il vento è molto smorzato, al limite della planata con vela grande (5.8). Un vero peccato, perché vediamo formarsi delle belle onde subito oltre la secca indicataci dai nostri amici bresciani. Ci guardiamo con la tipica espressione di chi ha trovato il freezer vuoto dopo essersi a lungo pregustato un succulento gelato. Il supremo propone allora di andare a Kalafati, nella speranza che il vento sia un po’ più forte, accresciuto nella sua intensità dall’effetto Venturi generato dal suo scontrarsi con la montagna. Ma anche a Kalafati la situazione è desolante. Il vento sembra ancora più debole: altro che effetto Venturi, qui la montagna blocca quasi completamente il vento. Con i volti sempre più sconsolati facciamo allora dietrofront: si ritorna a Ftelia. La situazione non è molto mutata, ma siamo stanchi di peregrinare su e giù e quindi decidiamo di armare comunque e di buttarci. La sorte (la scienza secondo willy) ci da una mano e mentre siamo in acqua il vento aumenta quel tanto che basta per trasformare un’uscita incentrata sui triccki in una discreta surfata, poiché planiamo sempre senza fatica. Anzi, il vento leggero ci consente di prendere confidenza con lo spot in tutta tranquillità. Esploriamo lo specchio d’acqua in ogni sua zona, studiamo come si forma l’onda e come occorre prenderla. Io comincio a effettuare i primi saltini, ma soprattutto a surfare l’onda, riscoprendo finalmente le sensazioni oniriche che per tanto tempo avevo cullato dentro di me. In definitiva ne scaturisce un’uscita istruttiva e gratificante, al termine della quale i nostri volti rivelano uno sguardo molto più luminoso rispetto a solo un paio d’ore prima. La sera siamo stanchi. Inoltre il giorno seguente il Meltemi dovrebbe dispiegare in misura maggiore la sua forza, quindi, dopo una adeguata cena a base di carboidrati, ci ritiriamo nelle nostre camere e ci addormentiamo rapidamente.

Quando ci risvegliamo il vento sembra invece inferiore a quanto previsto dai modelli. Stabiliamo che oggi sarà la volta di Kalafati e quindi ci rechiamo nella baia dove ha sede il centro Fanatic. Da riva il vento non sembra un granchè, ma osservando due uomini test, notiamo che al largo si plana senza problemi. Montiamo le vele grandi ed entriamo. Passati i primi 10 metri prendiamo una raffica e partiamo a tuono. Ops, mi sa che abbiamo sbagliato misura di vela!... In effetti il fatto che il vento provenga off shore, scendendo dalla montagna e rendendo lo specchio d’acqua liscio come uno specchio ha ingannato completamente l’occhio di due lacustri come noi. Ma ormai siamo dentro e quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Convinto di approfittare delle condizioni di acqua piatta io provo subito un 360 carving, ma come passo sottovento alla vela prendo uno schiaffone che mi schianta letteralmente in acqua. Willy inizia le danze con un vulcan, ma viene scaraventato dieci metri oltre l’attrezzatura. Ci guardiamo e ci riduciamo a più miti consigli. Riemerge allora in noi la nostra antica anima slalomara. Cominciamo a bordeggiare furiosamente e ci lanciamo in un testa a testa appassionante, strambata dopo strambata. Willy urla “Lo spirito di Fatica si è impossessato di me!...” ridendo come un matto. Resistiamo quasi due ore a raffiche da 4, poi stremati facciamo ritorno a terra. Commentiamo ridendo la nostra performance, mentre l’adrenalina prodotta dalle folli velocità raggiunte termina di scaricarsi dentro di noi. Soddisfatti ed appagati ci sdraiamo al sole per riposarci un po’ e ci assopiamo sorridenti. Il resto della giornata viene dedicato al relax. Verso sera facciamo rientro al nostro hotel. Un aperitivo al Paranga e poi di nuovo a casa per la cena (stasera novità: pasta all’olio e peperoncino…Frown ). Sazi e gratificati, diventiamo facile preda di un torpore fisico a cui ci arrendiamo senza opporre troppa resistenza e di conseguenza anche oggi i nostri letti ci accolgono precocemente. Ma è meglio così, perché l’indomani ci attende il Big Wednesday!...

Ci svegliamo di buonora (almeno secondo i ritmi standard dell’isola) e approfittiamo delle discrete condizioni dei bagni del campeggio per fare un po’ di toilette, prima che la solita orda di barbari li riduca peggio di un letamaio. Consumiamo una ricca colazione e con calma ci avviamo verso Ftelia. Il vento oggi è decisamente più forte, lo si avverte in ogni dove. Dall’alto la baia appare decisamente imbiancata. Willy ed io ci guardiamo con gli occhi che brillano, mentre l’eccitazione cresce sempre più. Sul posto troviamo i soliti tre camper dei nostri amici bresciani e poche altre auto. In spiaggia solo pochi temerari a sfidare la sabbia innalzata dal vento.

Una breve passeggiata lungo la spiaggia per cercare di comprendere l’intensità del vento, un veloce consulto e poi subito a montare. Si vede che siamo lacustri (cioè che non attendiamo che le condizioni diventino ancora più toste come indicano le previsioni), ma la voglia di surfare è tanta dopo troppi giorni di astinenza…

Willy punta diretto alla 4.7, io opto per la 5.2. Siamo i primi ad entrare in acqua e per un bel po’ di tempo saremo anche i soli. Sfruttiamo appieno tutto lo spot, percorrendolo in lungo e in largo come se fosse solo nostro. Willy spara subito due back loop che denotano la pulizia del suo stile. Io mi limito a qualche high jump. Un po’ perché fatico a trovare dei bei denti nel bordo mure a sinistra, ma soprattutto perché come vedo formarsi l’onda mi precipito a surfarla. Non è consueto per me trovare onde così formate e ripide e quindi decido di cercare di sfruttare al massimo questa opportunità. Mi concentro sul momento giusto in cui partire, sulla posizione del corpo, sul movimento delle mani sul boma. Accenno i primi cut back, i primi bottom. Parlo di quelli veri, non di quelli che si pensa di fare andando su e giù dai chopponi del lago! L’onda è tra il metro e il metro e mezzo. Occasionalmente arrivano elementi intorno ai due metri. Non sono cattive, non frangono, ma sono dolci e divertenti. Peccato che la spiaggia sia subito lì, consentendo una surfata non superiore ai 50/60 metri di profondità (in pratica non più di tre sequenze bottom/cut back), ma in fondo è un dettaglio perché non viene mai meno la sensazione bellissima di sentirsi il cuore balzare in gola mentre ci si butta giù dalla cresta dell’onda, di volta in volta con una dimestichezza ed una confidenza sempre maggiori! Andiamo avanti così per quasi tre ore, poi, un po’ affaticati, decidiamo di fare una pausa. Con il California in modalità surf risulta troppo complicato mettere in funzione la cucina e quindi decidiamo di magiare qualcosa al ristorante che domina la baia. Ma scopriamo che la cucina apre alle 16 (?!?!!!) e tutto ciò che ci possono proporre sono due insalate di frutta arricchite con semi vari e miele (praticamente un muesli fresco). Secondo la gentile signora che ce le serve, dopo di queste potremmo andare avanti a surfare altre 4 ore. A me personalmente non chiudono nemmeno la metà della voragine che ho nello stomaco! Fortuna che ho qualche barretta energetica a portata…

Terminato il lauto pranzo ci riposiamo un po’ in spiaggia, osservando un paio di local in acqua surfare in modo veramente aggressivo e potente. Nel frattempo il vento sembra aumentato (come da previsioni): sono indeciso sul da farsi, ma non ho voglia di smontare e rimontare e quindi decido di continuare con la 5,2. Per un po’ riesco ancora a gestire la situazione, ma poi il vento cresce ulteriormente. A questo punto però si è fatto tardi e sono davvero troppo stanco per rientrare ad armare la 4,2. Do tutto quello che ho ed esco stremato, mentre Willy è già da un po’ in spiaggia a commentare l’uscita con gli amici bresciani. I nostri volti sono raggianti: l’uscita di oggi vale da sola il viaggio che abbiamo intrapreso! Smontiamo con calma, mentre il sole si accinge lentamente a nascondersi dietro ai monti che fanno da corona alla baia. La spiaggia è ormai quasi deserta e ciò accresce ancor più il senso di profonda quiete del luogo. Una quiete che a poco a poco, quasi per osmosi, si trasferisce all’interno dei nostri cuori, donandoci un intimo, etereo appagamento.

Non ricordo cosa abbiamo fatto quella sera: in me di quel giorno è rimasta solo la memoria delle emozioni provate mentre cavalcavamo quelle onde…

La nostra partenza alla volta del continente è prevista per il pomeriggio del giorno successivo. Sulla scorta delle sensazioni vissute convinco Willy a tentare un’ultima uscita in quel di Ftelia. Puntiamo quindi la sveglia molto presto e ci dirigiamo verso lo spot. Anche oggi il vento più intenso è previsto per il pomeriggio, ma già sembra spirare in modo sufficiente e anche le onde sono ben formate e anzi apparentemente più alte del giorno precedente. Rapidamente armiamo le 5.2 ed entriamo. Il vento per la verità è leggermente bucato e con le tavole wave triboliamo un po’ per riuscire a partire in planata. Ma una volta sull’onda non ci sono più problemi. Le condizioni non sono certo quelle di ieri, ma è bello assaporare per l’ultima volta il piacere di giocare con l’onda. Dopo un’ora il supremo mi richiama a terra. E’ora di partire: la nostra vacanza a Mykonos termina qui…

Durante il viaggio di ritorno sul traghetto ci godiamo lo spettacolo di un Meltemi in gran spolvero. Il mare viene letteralmente spazzolato da raffiche veementi. Non abbiamo con noi l’anemometro, ma stimiamo che si aggirino introno ai 40 nodi. E’ impossibile restare in piedi sul ponte senza aggrapparsi a qualcosa. Ad un certo punto vediamo da lontano una striscia bianca che si avvicina: è acqua nebulizzata, quella raffica deve essere veramente forte! Quando la prendiamo è un vero schiaffone: saranno stati di sicuro più di 50 nodi, forse 60: mai visto un vento così! Le orecchie ci fanno male tanto è fragoroso il suo sibilo…

Arriviamo a Rafina nel tardo pomeriggio. Abbiamo un giorno di tempo per raggiungere Patrasso e quindi decidiamo di pernottare nella zona, nella speranza di poter piazzare l’ultima uscita l’indomani mattina. Cerchiamo invano un campeggio lungo i 30 km di costa verso sud e quindi siamo costretti a trovare un posto in cui fare free camping. Lo individuiamo in un paesino carino e movimentato, dove parcheggiamo la nostra casa, ci cambiamo e andiamo a consumare la nostra ultima cena. Scegliamo un ristorante sulla spiaggia e ci abbuffiamo (come al solito oltremodo) di ottimo pesce accompagnato da un sorprendente vino bianco locale. Rientrando, notiamo un locale da dove proviene una musica invitante: c’è in corso una festa per la promozione di una nuova birra e noi ci infiliamo degustarla e per fare gli ultimi quattro salti della vacanza.

L’indomani il Meltemi sembra promettere bene. Ci avviamo verso lo spot indicato dalla guida di Willy e vi troviamo un piccolo centro surf. C’è anche un signore che sta armando la sua vela e che fungerà da uomo test. Il vento sembra bello teso e alza un piccolo chop, ma vediamo il surfista armare poco convinto la 6. Infatti quando entra in acqua fa veramente fatica a planare. Prova a resistere per un paio di bordi, ma poi esce deluso. Facciamo quattro chiacchiere con lui, scambiandoci opinioni sugli spot greci e accumulando alcune preziose informazioni su di essi. Poi ci mettiamo in viaggio alla volta di Patrasso, dove ci aspetta il traghetto che ci riporterà in Italia. Siamo in largo anticipo e quindi decidiamo di fare, almeno per il primo tratto, la strada costiera: chissà mai che riusciamo a beccarci un po’ di termico. Ma il mare è un olio e solo qualche refolo di brezza mitigano la grande calura. Ci fermiamo in una piazzola bordo mare e lì consumiamo il nostro ultimo pasto: pasta al tonno, piselli, fagioli, peperoncino: così Willy è contento perché ora in dispensa non è rimasto più nemmeno una scatoletta e un piatto di carta. Un ultimo tuffo (per la verità in un mare un po’ meno cristallino rispetto a quello a cui eravamo abituati) e poi via verso Patrasso, questa volta via autostrada. Arriviamo puntuali al porto, ci imbarchiamo e troviamo un altro posto fortunato nella open deck area. Guardiamo l’ultimo tramonto greco dal ferry mentre stiamo uscendo dal porto.

Arriviamo ad Ancona verso le 15 del giorno successivo. Scendiamo dal traghetto e ci troviamo in coda per uscire dal porto. Attraversati i cancelli, poco dopo ci ritroviamo in fila lungo la litoranea. Entriamo in autostrada e dopo un chilometro siamo di nuovo imbottigliati.

Bentornati in Italia…

Foto 

 

Zio Ricky