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AN IRISH MOMENT - ott. 07

Viaggio alla ricerca dell'onda perfetta

L'idea della spedizione nella baia di Brandon, nel sud ovest dell'Irlanda, sulla penisola di Dingle, nasce nell'estate scorsa, durante la vacanza greca mia e di WillyZilli. In attesa del capriccioso Meltemi, si fantasticava sulle possibili prossime mete dei nostri viaggi surfistici e le più gettonate risultavano sempre l'Irlanda, il Marocco e il River Gorge. Tramontata per motivi geopolitici la destinazione africana, il supremo, colto da ansia da surftrip, a settembre comincia a ricercare adepti disposti a seguirlo in un blitz in terra d'Irlanda. Ovviamente non posso lasciarlo andare da solo e gli do la mia adesione. Dopo un breve sondaggio tra altri possibili partecipanti, vengono fissate le date e pubblicata sul forum la notizia della "nostra prossima uscita". Il consenso è sorprendente e in breve tempo la cifra dei partecipanti arriva a 16!!

Essi vengono suddivisi in due gruppi, in relazione alla data di partenza. Un primo gruppo di 9 persone partirà infatti mercoledì 17 le restanti seguiranno il venerdì 19 (nei giorni immediatamente precedenti, le previsioni favorevoli faranno anticipare la partenza di alcuni al mercoledì e così il gruppo in avanscoperta diventa di 12 unità).

La macchina organizzativa si mette in moto e, grazie soprattutto al fondamentale lavoro di un mio "aggancio" in loco, tutto è pronto per la fatidica data.

 

Mercoledì 17 - Day 1

 

Il decollo del nostro aereo è previsto per le 21,30, il meeting all'aeroporto per le 19. Io e Mauro arriviamo con largo anticipo e abbiamo tutto il tempo di assemblare le nostre due sacche da trasporto. Poi arriva il "bimbo" Marco.cat che, assieme all'attrezzatura surfistica, infila nella sacca anche qualche giocattolo extra (windskate, kite, bocce - si sa mai...). Poi alla spicciolata giungono tutti gli altri: oscare, il gatto, cumi, ciano, Ale Dossi, Manuel, PaoloB e Nicola Caraiola. Man mano che accostiamo le nostre sacche "invadiamo" il piccolo terminal dell'aeroporto trevigiano. Tutti ci guardano tra l'incuriosito e lo stupito, noi, con le nostre felpe, berretti celebrativi dell'evento (una vera "chicca" omaggio del nostro presidente) e giubbini sociali, sembriamo un vero team di "pro". Ci raggiunge per un saluto ufficiale tabash, che in altro ambito ha raccontato mirabilmente la nostra permanenza in aeroporto [tab, non trovo più il tuo racconto, help!]. Le operazioni di imbarco, nonostante qualche apprensione, si svolgono senza particolari intoppi, anche grazie all'azione dei "bellocci" del nostro gruppo che si "lavorano" le due giovani e peraltro avvenenti hostess addette al check-in. Il tempo per uno spuntino veloce, innaffiato con l'immancabile spritz, e siamo pronti a salire sull'aereo.

Siamo praticamente i padroni dell'aeromobile e ciò ci consente di effettuare un tranquillo e riposante viaggio, sdraiati ciascuno su una fila di tre poltrone. Le tre ore di volo, spese per lo più dormendo, passano in un lampo.

All'arrivo a Shannon (ore 23,30 locali) recuperiamo velocemente i nostri bagagli e andiamo a ritirare i nostri mezzi: due furgoni Ford Transit a passo lungo per le attrezzature e due VW Transporter 9 posti per le persone. Quindi ci dirigiamo verso l'albergo che ci ospiterà per la notte, dove arriviamo con qualche difficoltà e solo grazie all'aiuto della Polizia (che guarda caso in Irlanda si chiama GARDA), che rimedia a un errore della mappa prodotta da "Via Michelin".

 

Giovedì 18 - Day 2

 

L'appuntamento è per le 8.30, ma a causa dei soliti ritardatari, il nostro viaggio alla volta di Castlegregory (CG) inizia alle 9.00. L'eccitazione è alle stelle e la visione dei primi paesaggi irlandesi suscita le nostre meraviglie.

Nell'attraversamento della caotica Limerick, cumi salta giù dal furgone per fare un po' di "spettacolo" (esercizi ginnici) e perde il cellulare (non lo ritroverà): è la prima di una serie di "sventure" che gli capiteranno.

Ci fermiamo ad Adare per fare colazione. Qui Ciano, soprannominato successivamente "Mr. Frank Igia", assesta il primo colpo al suo furgone tamponando un'auto in fase di parcheggio. Adare sembra un paese delle fiabe, con le case colorate coi tetti di paglia. L'aria è frizzantina (ca. 15°). Incrociamo una scolaresca delle elementari con tutti i ragazzi nella loro divisa: calzoni a bermuda e camicia a manica corta: "Alle nostre mamme verrebbe l'infarto", pensiamo tra noi...

Entriamo in un bar e consumiamo la nostra prima colazione: c'è chi si immerge subito nella cultura anglosassone e si spara un sostanzioso piatto di scrambled eggs e pancetta, mentre altri ripiegano su un più mediterraneo dolcetto col tea.

Ci rimettiamo in marcia e arriviamo a CG verso le 12,30. Qui abbiamo affittato due case, una da 10 e una da 6 posti. Il proprietario ce le consegna, illustrandoci il funzionamento dei vari apparecchi ed impianti. Sono due case molto belle, nuove e spaziose, equipaggiate con ogni possibile elettrodomestico, asciugatrice compresa. Il nostro entusiasmo cresce visibilmente e il buon ciano, alias Mr. Frank, combina il secondo danno in poche ore: saltando sul letto, rompe una delle assi portanti. Mostriamo la rottura al proprietario, "alleggerendo" un po' la versione dei fatti: dopo poco avremo un nuovo letto senza pagare penali.

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Il vento non si vede (non era peraltro previsto per la data odierna) e quindi facciamo una prima panoramica degli spot, partendo da quello più vicino a casa: Dumps. Lo spot di Dumps è secondo me quello più suggestivo di Brandon Bay perché la baia appare all'improvviso in tutta la sua vastità non appena superate le dune oltre il parcheggio. E' uno spettacolo che lascia senza fiato: la spiaggia è enorme, deserta, circondata dalle montagne che scendono al mare con un dolce pendio dipinto con diverse intensità di verde, mentre le onde dell'oceano si formano dal nulla frangendosi poi con un tonfo dal suono attutito. Rimaniamo estasiati per un po' ad ammirare il panorama, poi ci avviamo a scendere lungo la baia. Ci fermiamo a Stradbally e quindi a Gowlane. Qui il vento pare cominciare a muoversi. Il pomeriggio è ormai inoltrato, ma le prime raffiche un po' più consistenti mettono in moto l'adrenalina di alcuni. Si armano le 5,3 e in acqua vanno Ale Dossi, Manuel, Ciano, il Gatto, Oscare, Giangi, Cumi e PaoloB. Io do forfait causa mal di schiena, Mauro è cotto e dorme sul furgone, mentre Marco.cat preferisce divertirsi sulla spiaggia con il windskate.

Le condizioni sono side-off, l'onda (1/1,5 m.) lunga e pulita. Purtroppo il vento incostante limita molto le performance in acqua, ma quando raffica e onda si manifestano contemporaneamente i nostri riescono a mettere a segno alcune surfate pulite e di grande appagamento. Il sopraggiungere dell'oscurità fa uscire anche il giangi dall'acqua. Nel complesso non ci si lamenta, è stato un assaggio soft delle condizioni oceaniche, che per molti rappresentavano una "prima volta".

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La sera ceniamo in maniera soddisfacente in un locale caratteristico, "The seven hogs", con menù irlandese a base di una crema di verdure come "starter" e un main dish di salmone o carne. In giro non si vedono molte anime (CG non è propriamente una località turistica, in questa stagione poi...), quindi dopo aver discusso con un ragazzo del posto su quale potesse essere, date le previsioni fornite da windguru, lo spot migliore per l'indomani, facciamo ritorno alle nostre abitazioni.

 

Venerdì 19 - Day 3

 

Ci svegliamo con calma. Alcuni vanno al mini market vicino e fanno un po' di spesa per la colazione. Nella nostra casa cumi assurge al ruolo di chef, assistito da Mauro per quanto riguarda la preparazione delle uova. La colazione, in perfetto stile british, consiste in scrambled eggs and bacon, con toast imburrati, succo di frutta, marmellata e caffe. Il tutto ovviamente in quantità industriali. Terminato di abbuffarci, facciamo un salto al vicino negozio di surf di Jamie Knox per consultare le previsioni aggiornate. Oggi dovrebbe entrare il sud-ovest e quindi ci consigliano come spot ideale Inch. Il tempo per consentire a Mr. Frank di fare l'ennesimo danno (in manovra da una bottarella al furgone di oscare - due al prezzo di uno...) e ci mettiamo in moto alla volta del lato esposto a sud della Dingle Peninsula.

Lo scenario che ci appare mentre sopraggiungiamo è come sempre maestoso e affascinante. Percorrendo la strada lungo la baia possiamo osservare le lunghe barre che si formano, lisce e parallele, fino al loro frangersi sulla battigia della spiaggia di Inch.

In attesa del vento socializziamo con due windsurfisti tedeschi e un paio di surfers locali, scambiando due chiacchiere e qualche bicchiere di birra. A questo proposito osservo come alla tanto rinomata Guinness, sia preferita sia dai locals che dal nostro gruppo, la più gustosa e corposa concorrente Murphy's.

Sopraggiungono altri due windsurfisti tedeschi: lui è la fotocopia di Stam (ricordate l'ex giocatore di Milan e Olanda?), un armadio dallo sguardo inquietante, ma persona cortese e che parla bene l'italiano; lei una gnocca spaziale, con due occhi che mandano in stato catatonico mezzo gruppo. Il più reattivo è PaoloB che, sfruttando anche la sua conoscenza della lingua tedesca, scambia il numero di cellulare con l'energumeno (si sa mai ci avverta se fa vento da qualche parte...) e approfitta per fare un po' di conversazione con la fanciulla.

Il vento non si fa vedere e dopo un ultimo giro di irish coffee facciamo ritorno a Brandon Bay. Ci fermiamo a Gowlane, confidando in una replica delle condizioni del giorno precedente. Nella stradina di accesso alla spiaggia, Mauro, il co pilota di ciano, affronta un ponticello in maniera un po' aggressiva e "rifà" la fiancata del Transit. Da lì sarà soprannominato Mr.  Brooklyn. E per fortuna che, all'atto del noleggio, avevamo saggiamente deciso di pagare una quota in più per ridurre la franchigia in caso di danni occorsi ai mezzi (da qui il nomignolo di Mr. Frank Igia affibbiato precedentemente a ciano): senza quel piccolo surplus ci saremmo accollati almeno 3.000 euro di danni!

Nell'attesa del vento, tiriamo fuori i giocattoli extra. C'è chi prepara il tabellone per un torneo di bocce, chi arma il kite per usare il windskate, chi si diletta lanciando il freesbee. Dato che se non son matti non li vogliamo, le attività svolte in maniera "tradizionale" lasciano ben presto il campo a variazioni sul tema. Ecco quindi che si comincia a fare un po' di minivan-skate, nel quale le persone con lo skate vengono trainate lungo l'immenso e deserto spiaggione dal furgone cui sono agganciati tramite le cinghie per legare le tavole sul tetto (a mo' di sci nautico). Giangi è un bambino che non vuole mollare mai il suo giocattolo, cumi è il più fuori di tutti.

 

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Dopo un paio d'ore di corse e ruzzoloni vari facciamo ritorno alle nostre case. Qui il gruppo si separa: una parte si fermerà a CG, mentre io, Mauro, PaoloB, marco.cat e Nicola ci avviamo alla volta di Shannon, per recuperare la restante parte della spedizione che arriverà in serata.

Durante il tragitto facciamo sosta a Croom, dove risiedono i miei amici che ci aspettano per cena. Rivedo con gioia Anne, Paolo e i loro quattro marmocchi. Anne ci prepara una cena deliziosa in cui ci strafoghiamo di minestrone, pollo, quiche e dolce, tutto cucinato secondo tipiche ricette irlandesi. Dopo un irish coffee come si deve (questo è quello vero, non quello annacquato che servono nei pubs!...), ci rimettiamo in auto e ci dirigiamo all'aeroporto.

Poco prima di mezzanotte accogliamo i nuovi arrivati: con willyzilli, nikyta, nik pd e lucio rissa il Parassiti team è ora al completo.

Rientrando facciamo tappa a Limerick down town. Parcheggiamo e ci buttiamo nel primo pub che troviamo. Qui willy è "costretto" a socializzare con un local già abbastanza sbronzo, che lo coinvolge in una "appassionata" coreografia stile YMCA...

Usciamo dal locale e i più affamati si infilano in un McDonald's. Chiediamo quindi qualche consiglio su locali della zona ad alcune ragazze che parevano sostanzialmente sobrie e ci dirigiamo in un pub questa volta decisamente più bello e meglio frequentato. Socializziamo con qualche ragazza, poi, dopo un paio di giri di pinte, usciamo per dirigerci ai nostri mezzi (sono le 2 passate e ci aspettano ancora due ore di viaggio per arrivare a CG). Per le vie della città la percentuale di persone ubriache che troviamo è decisamente elevata e ciò che più ci sorprende è che in massima parte si tratta di donne!! Mitica una che gira con le scarpe del fidanzato (mentre lui cammina scalzo) e con il vestito tutto bagnato (di sicuro è finita in qualche fontana). Verremo poi a sapere dal resto del gruppo che a Tralee hanno assistito ad una rissa fra due ragazze. Niente male queste irish!

Alle 4 siamo finalmente a casa e ci infiliamo nei nostri comodi letti.

 

Sabato 20 - Day 4

 

Anche per oggi è previsto sud ovest. Dopo la solita procedura di partenza decidiamo di dirigerci a Ventry, spot flat water sul lato sud della penisola di Dingle. Per arrivarci prendiamo la strada del Conor Pass, una via a tratti impervia che si inerpica attraverso un paesaggio a volte lunare e molto suggestivo. Quando arriviamo in cima al passo veniamo investiti da forti raffiche di vento. Contemporaneamente Manuel e Ale Dossi che, partiti prima, sono già sul posto, ci avvertono che è da 4,7. Esplode la gioia e chi si era allontanato per fare qualche fotografia a quel luogo così caratteristico viene prontamente richiamato sui mezzi.

Dopo una discesa a tuono arriviamo a Dingle e qui le nostre speranze cominciano a ridursi. Non sembra infatti esserci così tanta aria. Proseguiamo alla volta di Ventry e quando ci arriviamo troviamo il Manuel in acqua che plana a stento con la 4,7 e la tavola Goya Freewave 98 lt "soffiata" a PaoloB.

Confabuliamo un po' e, alla fine, si decide di riprovare a Inch, con buona pace dei freestyler/freerider che, dotati di vele più grandine (fino alle 6,1 di Nik PD) e tavole più voluminose non avrebbero mal visto un'uscita in acqua piatta.

 

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A Inch invece del vento nemmeno l'ombra. Troviamo i surfisti del giorno prima, anche loro in fiduciosa speranza di questo sud ovest che ormai da troppo tempo si fa desiderare. Dopo un paio d'ore di vana attesa, viene deciso di dare ascolto alle legittime rimostranze dei freestyler e facciamo ritorno a Ventry.

In acqua entrano Nik PD, Ale Dossi, Manuel, Marco.cat, PaoloB, Cumi, willyzilli. Gli altri giocano sulla spiaggia con il windskate, attività in cui Cumi si dimostra un potenziale world champion. L'uscita dura un paio d'ore scarse: certo che venire fino in Irlanda per segnare un'uscita in acqua piatta è un po' triste, ma visto i tempi di magra, mettiamo in saccoccia tutto quello che passa...

E' ormai ora di cena e veniamo "adescati" da un furbo cuoco di un piccolo ristorante che ci mostra il pesce fresco appena arrivato. Prendiamo una "sola" gigante, mangiando poco, male e spendendo un capitale.

Ci avviamo verso Dingle, dove attendiamo fiduciosi una serata movimentata. Di certo la partenza è col botto. Non appena parcheggiati i mezzi, veniamo avvicinati da una pattuglia della Polizia. "Siete voi il gruppo di italiani che ha cenato al ristorante vattelapesca?" Un po' sbigottiti rispondiamo affermativamente. "Guardate che avete dimenticato là un vostro amico". Ancor più sbalorditi ed increduli (io ero stato l'ultimo ad uscire e nel locale non c'era più nessuno) facciamo una breve conta e scopriamo che in effetti ne manca uno: cumi! Si era attardato in bagno e all'uscita non ci ha più trovati. Non avendo il cellulare (perso il primo giorno) ha così dovuto chiamare attraverso l'oste la polizia per rintracciarci.

Risolta felicemente questa piccola disavventura ci addentriamo per le vie di Dingle, alla ricerca di qualche pub pieno di vita. Ci intrufoliamo dapprima in un locale dove è in corso un addio al nubilato e che abbandoniamo solo dopo aver lasciato il nostro segno (un paio di canzoni tipiche della tradizione italiana cantate in coro). Quindi entriamo in un pub dove si esibisce dal vivo una band. Anche qui è in corso un addio al nubilato e anche qui la futura sposa riceve gli adeguati auguri da tutti noi. Veniamo quindi avvicinati da un terzetto di tardone in tenuta pre Halloween. Si canta, si balla, si fa qualche giro di birra. L'atmosfera è festosa e sebbene il livello generale di gnocca non sia particolarmente eccelso ci si diverte comunque.

Quando la band termina la sua esibizione usciamo dal locale. Qui ci si divide: io, provato dal mal di schiena e dalla tosse, marco.cat e Nicola Caraiola facciamo ritorno a casa, gli altri proseguono la loro serata in una disco, dove secondo i racconti ricevuti, la media di donne "bevute" è stata significativamente alzata.

 

Domenica 21 - Day 5

 

E' la nostra ultima speranza. Le previsioni non sembrerebbero male anche per oggi, certo se per una volta fossero rispettate... Il vento dovrebbe provenire ancora dai quadranti meridionali e i local del negozio di Jamie Knox indicano Dumps come spot privilegiato.

Quando ci arriviamo la presenza di numerosi furgoni e auto ci fa ben sperare. Superate le dune vediamo le onde formarsi lunghe e pulite. C'è una leggera brezza e qualcuno ha già armato. Siamo però un po' perplessi e una piccola squadriglia si offre di fare un blitz per visionare gli altri spot della baia. L'esplorazione ha però esito negativo: le condizioni migliori sono in effetti qui a Dumps.

Chi ha tavole e vele più grosse rompe gli indugi e arma: Nik PD, Nikyta, Willyzilli, Mauro, Manuel, Marco.cat, PaoloB, Manuel e Ale Dossi in breve entrano in acqua e affrontano le prime onde. Il vento è side off rafficato e, come il primo giorno, bisogna attendere il concomitante formarsi di onda e raffica per poter effettuare delle surfate sulle belle onde (1,5 m) che si srotolano.

Ad un tratto il mare grigiastro al largo comincia ad essere dipinto da tante piccole ochette. In breve il vento si avvicina anche a riva. Sembra la volta buona. Giangi è gasatissimo e si lancia in acqua. Per mezz'ora il vento è decisamente vigoroso, da 4,7, e anche l'onda tende ad ingrossarsi (2/2,5 m.). E' la gioia per i nostri che riescono finalmente a misurarsi con condizioni perfette. Salti, surfate, lunghi bordi. Chi più ne ha più ne metta. Non sempre però i nostri ne escono vincitori. L'oceano fa capire chi è costringendoli sempre più spesso a lavatrici, frullate e cadute rovinose. Nik PD e Cumi escono con le vele squarciate. Poi, all'improvviso, tutto si spegne. Il vento si ritira e per tutto il giorno non si farà più vedere.

Rimangono però le belle onde e giangi decide di sfidarle con il longboard. Ne noleggia uno da Jamie Knox e si butta in acqua. Nuota, si inabissa, nuota. Raggiunge la line up. E quando arriva un onda ci si butta. Qualche metro in piedi, poi la caduta. Ancora una nuotata per raggiungere la posizione di partenza. Passerà così tutto il pomeriggio, divertendosi come un bambino, fino a che non ne ha più.

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Dopo una ritemprante doccia ci avviamo allo Spillane's pub per la cena. Carne e pesce sono veramente ottimi e abbondanti e il fatto di consumarli in quell'ambiente così caratteristico conferisce alla nostra cena finale ancora più sapore. Un ultimo giro di Murphy's e poi tutti a casa.

 

Lunedì 22 - Day 6

 

E' il giorno della nostra partenza. Le velleità di chi voleva tentare di rubare un ultimo paio d'ore in acqua vengono subito smorzate dalla pioggia scrosciante che ci accoglie al risveglio. Dopo la consueta abbondante colazione, facciamo quindi i nostri bagagli, puliamo le nostre abitazioni e ci mettiamo in marcia alla volta di Shannon.

Un po' a causa del (solito) ritardo alla partenza, un po' a causa del traffico intenso, arriviamo in aeroporto giusto 2 ore prima della partenza. Dobbiamo ricomporre tutte le sacche da viaggio e le attrezzature sono ancora sparse qua e la sui due furgoni adibiti al trasporto. Con una ferrea organizzazione del lavoro scarichiamo i due furgoni e disponiamo tutte le attrezzature in una piazzola riparata. Ognuno seleziona le proprie cose e comincia ad assemblare le sacche da viaggio, mentre nel frattempo gli autisti restituiscono i mezzi. Entriamo nel terminal partenze e ci dirigiamo verso il banco del check-in del nostro volo. E qui cominciano i guai.

Viene pesata la prima sacca: 45 kg. Ci dicono che il peso massimo consentito è 32 kg. Oh oh, Houston, abbiamo un problema... Il peso medio delle nostre sacche è attorno ai 40/50 kg, qualcuna arriva a 80 kg! Arriva il responsabile dello scalo con cui intessiamo una strenua trattativa. "Ma come"- sosteniamo noi - "siamo partiti senza problemi con il medesimo volo e con le medesime sacche, perché non dovreste imbarcare i nostri bagagli adesso?". Il responsabile sembra irremovibile. Ci offre come alternativa la possibilità di trasportare le nostre attrezzature con un cargo, ma ovviamente rifiutiamo. Alla fine giungiamo a un compromesso. Ci imbarcheranno (per questa volta) tutte le attrezzature a patto di fare tanti colli ciascuno non superiore a 32 kg. Comincia quindi una frenetica attività di disfacimento delle sacche. Suddividiamo tavole, vele riggs e cerchiamo di realizzare un patchwork di colli in grado di superare il check-in entro i limiti di peso consentiti. Alla fine, anche grazie a qualche occhio chiuso, ce la facciamo e 15 minuti prima della partenza le nostre attrezzature sono tutte imbarcate. Abbiamo giusto il tempo di correre al controllo dei gate e alle 17,15 siamo seduti sull'aereo che ci riporterà a casa.

 

Alle 21 ora italiana atterriamo. In breve recuperiamo i nostri bagagli e le nostre attrezzature, sotto gli occhi perplessi e un po' dubbiosi di qualche finanziere. Quando le porte scorrevoli si aprono, all'uscita troviamo tabash e Luisella ad attenderci con un cartello di bentornati. E' una bellissima sorpresa che suggella degnamente la fine di una vacanza indimenticabile.

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 Che dire di questa spedizione?... Se consideriamo il fatto che essa era nata fondamentalmente come un surf trip, apparentemente essa dovrebbe essere considerata un fallimento. Poche ore in acqua, in condizioni al limite della planata in una zona e in un periodo in cui le medie riportano frecce tendenti al giallo-rosso, potrebbero essere ritenute un insuccesso.

Invece credo che nessuno di noi abbia mai considerato tale questo viaggio. Sono stati giorni bellissimi, intensi, vissuti fianco a fianco, in un ambiente di una bellezza affascinante e maestosa. Giorni fatti di tanti piccoli momenti di euforia, di divertimento, di gioco, di spensieratezza. Giorni fatti di battute, scherzi, goliardate. Ognuno di questi momenti ci ha portato qualcosa, ci ha fatto stare bene, ci ha fatto sentire amici. Per questo penso che mai come in questa occasione, un racconto, per quanto dettagliato, sia così inadeguato a riportare ciò che veramente è stato questo viaggio. Esso non potrà che essere patrimonio di chi vi ha partecipato, di chi lo ha vissuto in prima persona, di chi se lo porterà nella memoria e nell'animo come qualcosa di unico e di irripetibile.

Grazie a tutti.

Zio Ricky