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TE CONVIENE UN VIAJE...

“TE CONVIENE UN VIAJE”

- Emotions from El Yaque-

di

Hookypa


Mentre scrivo, fuori, da due giorni la nebbia fitta avvolge il Lago di Garda...oramai sono passati più di venti giorni dal mio rientro da El Yaque. Non so se ci tornerò, perché il mio mondo windsurfistico è tutto ancora da esplorare, però ci sono due cose che mi ricordo subito appena concedo alla mia mente di farsi distrarre dal passato e la lascio tornare alla mia vacanza in Venezuela: una è il vento caldo che ho sentito sulla faccia quando si è aperto il portellone dell’aereo all’arrivo e che non ha mai smesso di soffiare; l’altra.....ha a che fare con le mie emozioni....e forse non è adatta a un report di viaggio surfistico. Comunque....io vorrei condividere con voi anche un po’ lo spirito e l’atmosfera che ha permeato le mie vacanze, quindi strappo dal mio diario alcune pagine e ve le riporto di seguito, mescolandole alle foto....creando così un foto-report-diary.

Domenica, 13.01.08

Ore 6:48.

Terminal dell’aeroporto Catullo di Verona. Da qui comincia la mia raccolta di emozioni e impressioni, la mia vacanza tanto attesa.

Denise legge a voce alta il suo romanzo in spagnolo mentre aspettiamo l’imbarco per Francoforte delle ore 7:35. Il viaggio è stato organizzato interamente da Denise e da “Briscoli Viaggi” di Riva d.G, perché io nelle ultime settimane ero sommersa dal lavoro arretrato che dovevo finire per forza prima di partire. Il costo del volo non era quello più conveniente (1100€!!), ma coincideva con i miei impegni e le mie date e allora...”’fan c**o anca i schei!”. I preventivi richiesti erano per El Yaque (Venezuela), Bonarie e Santa Lucia - tre spot adatti per imparare o migliorare il freestyle per via dell’acqua piatta e delle condizioni di vento costante....e tutti e tre ai carabi! La scelta è caduta su El Yaque un po’ su consiglio di Fabio Calò e un po’ perché alla fine là la vita costa molto poco (quindi compensa il biglietto aereo).

Guardo il monitor dei voli in partenza....interessante! Soprattutto perché sotto c’è uno steward molto, molto carino. Denise legge lo spagnolo con l’accento trentino...Spaziale! Il romanzo racconta di un vecchio di 70 anni che viene lasciato dalla moglie, i figli gli dicono che la ditta che lui ha messo in piedi per loro è diventata una prigione e così, dopo un periodo di smarrimento, un amico gli dice “Te conviene un viaje” (trad. “Ti conviene fare un viaggio”).

Direi che è un ottimo inizio...e anche un’ottima fine. Essere seduti su una valigia e aspettare un aereo per un paese lontano è un buon modo per uscire dal passato....un po’ come quando per la disperazione si preme il tasto “reset” di un pc incriccato. Denise parte perché non ha più niente da perdere. Io in fondo parto anche perché mi sono rimaste conficcate nelle ali alcune schegge dal passato che faccio fatica a scrollarmi di dosso. E poi Denise è un’ottima “resettatrice”....in fondo ci conosciamo poco, quindi sono sicura che non cadremo in argomenti troppo personali...ed è quello che voglio....perdere tutto quello che nel 2007 mi ha fatto dimenticare chi sono. Quindi....sì, anche a noi “conviene un viaje”! Aver messo in valigia i vestiti estivi in pieno inverno mi ha fatto uno strano effetto e ha riportato pienamente in vita tutte le emozioni dell’estate 2007, così veloce e così piena, emozionante e travolgente.

Denise mi chiede la declinazione del passato del verbo “ir” (andare).... “Iba, ibas, ibo”..... Non so se la sto ascoltando. Mi dice: “Salir....vol dir partir” e si alza e va verso il gate....Via! Si parte!!!

ore 13.

Volo Francoforte-Porlamar (Isla Margarita). I cieli della Germania. Siamo a 290.000 piedi e viaggiamo alla velocità di 700 km/h. Dovrò stare seduta qui per 9 ore!! E la Condor ha degli aerei mignon che mi ricordano il pulmino che mi portava a scuola da piccola. Secondo me entro tre ore avrò un attacco di panico; questi posti sono stati progettati da un hobbit! Denise è due posti più in là....La mia vicina di posto è una tedesca che parla italiano ma che per fortuna parla poco. Turbolenza....zio biliardo!!! Ho fame; e il pasto tedesco  della Condor è sempre stato progettato da un hobbit. Sfoglio Funboard....E’ da novembre che non surfo e ho riprovato la sensazione della planata prima, quando l’aereo ha preso velocità e si è staccato da terra. Ho sentito proprio la sensazione di “Volo via, fuori dai c******i! C’è un modo molto efficace per liberarsi dalle ossessioni: ancorarsi al presente. Prestare attenzione ai particolari, ascoltare le sensazioni, lasciar scorrere le emozioni....il passato non c’è più e il futuro non esiste.

Fino a una settimana fa le condizioni di vento a El Yaque non erano buone. Speriamo che gli Alisei arrivino in Venezuela prima del nostro aereo. Il periodo buono a Isla Margarita è infatti da gennaio a marzo-aprile, quando gli Alisei si spostano più in su....oltre il Brasile, dove hanno fatto divertire il popolo di Jericocoara da agosto a gennaio.

Denise rimarrà a El Yaque fino a fine febbraio, poi tornerà a Trento a sistemare un paio di cose e poi partirà per Fuerteventura dove starà per 6 mesi. Chissà che sensazione deve essere quella di non avere più niente da perdere, niente a cui ti senti legato, niente per cui sentire nostalgia. Per me è esattamente il contrario: mi lego anche al gatto del mio vicino....l’attaccamento infatti è il mio peggior nemico. Mi tuffo dentro le persone e la vita e mi fondo con esse tanto da perdere ogni volta un pezzo di me. Come un elemento chimico o un metallo che quando si fonde con un altro metallo poi non torna più a essere quel metallo puro di prima, ma è sicuramente diverso. Io parto....ma devo tornare perché il mio lavoro mi gratifica anche dal punto di vista umano, devo tornare perché la mia casetta mi piace e mi mancherà, perché voglio vedere crescere i miei nipotini e voglio far sentire ai miei genitori che ci sono mentre loro stanno invecchiando, devo tornare perché mi piace fare surf al Lago di Garda, mi piace uscire al Pier e a Navene (dove ho fatto la mia prima planata), mi piace guardare verso Nord e aspettare che entri il Peler con il cappuccio in testa, fare colazione da Antoine, e mi piace anche dormire nella mia Micra tra le vele e il boma con la puzza di neoprene...e poi ho un giro di amici straordinari con i quali condividere le emozioni che mi da questa mia vita. Insomma, ho molti motivi per tornare e credo che se non li avessi proverei un senso di vuoto e di superficialità....come se la vita non fosse abbastanza interessante e piena. Ma niente filosofia-psicologia in questa vacanza. Solo surf! Penso agli obiettivo di questa vacanza: Heli tack e impostare la Jibe. Stop. No uomini seri, no alcool. Unica droga concessa: il vento. Basta con le responsabilità nei prossimi 15 giorni.

Siamo dentro a una nuvola, nei cieli francesi. Tra poco....l’Atlantico!

Stiamo sorvolando l’oceano! E si vedono già le ochette!!! Yuppiee!    

                                           

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Ore 21:30. El Yaque

....la mia prima emozione...si apre la porta dell’aereo, esco sulla scala...vento caldo e costante in faccia...palme che si scuotono...e sono sicura che non è Scirocco!!

Lunedì, 14.01.08

Ore 10.

Sta mattina abbiamo sentito il jet lag: alle 6 eravamo sveglie. Io ero agitata, ho fatto colazione velocemente mangiando malissimo e in modo disordinato (uova fritte, pane e formaggio, frutta esotica, caffe-latte con il ghiaccio e cereali, succo di frutta). Mi sa che, viste le condizioni di igiene del posto, nel prezzo del nostro hotel, il “Windsurf Paradise”, è inclusa la “Maledizione di Montezuma” (la diarrea del viaggiatore). L’hotel è sulla spiaggia...in realtà è un unico complesso assieme alla scuola di surf e al ristorante “Ipanema Cafe” (la cui direttrice è Denise, la madre di Ricardo Campello). La camera è...diciamo “essenziale”. Non si spende molto se si paga in cash dollari....circa 20€ al giorno. La vita qui poi costa pochissimo: con 50 bolivares si cena bene (sono circa 8€).

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Non ci credo ancora! Sono al di là del mondo...ai carabi!

Scuola di windsurf Happy Surfpool. Istruttore: Matthias; gestore: Andy; receptionist e accompagnatrice turistica: Tanja; secondi istruttori: Joel e Annette.

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Denise fa la sua prima sparata: “Io non sono capace di uscire con tavole più grosse della 100L...Non mi riesce niente, neanche la strambata se prendo una 107L!”. Matthias mi guarda perplesso perché non sa se ha capito bene. Io alzo le spalle come per dire “Ah, non chiedermi cosa stia dicendo! Io ho il problema contrario”...”preparati”, gli dico, “lei è così. Ha un sacco di teorie e convinzioni”. Sorride, perché l’aveva intuito che Denise è un osso duro e non la si convince facilmente. Alle 10 del mattino esce con la 5.4 perché non ce la fa a seguire il consiglio dei locals che dicono che è meglio aspettare alle 13 quando rinforza. Al mattino si mantiene intorno ai 10-12 nodi. Il picco è alle 14, ma poi il vento c’è fino alle 19 e si distende bene verso le 17 (20-22 nodi di media direi). La vela tipica qua è la 5.0 per gli uomini.

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Denise però ha la sindrome del Lago: fuori subito che potrebbe calare da un momento all’altro e non farne più per quindici giorni! Sta fuori un paio d’ore senza planare, ma quando rientra dice che si è divertita un casino.

Alle 14 è bello disteso...no chops...no waves...l’acqua non è cristallina, ma verde e il fondale è sabbioso (niente scogli). Il vento è cross-side shore al mattino e poi si gira side shore nel pomeriggio. E’ un ritorno alle origine per me: è come uscire a Navene con l’Ora!

Qua si vive sciolti: palme, sporco e immondizia in giro, sdraio sfasciate....le North Sails 2008 della scuola però sono impeccabili e le lasciano in un rimessaggio senza lucchetti o chiavi.. senza il rischio che qualcuno le rubi. Come tavole hanno le F2 per tutti i gusti e litraggi..anche le wave (mancano solo le onde!).

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Alle 12 il sole comincia a picchiare, ma non te ne accorgi perché il vento non ha mai smesso di soffiare da quando siamo scese dall’aereo.

Alle 13 siamo al chioschetto vicino alla scuola di surf con piña colada in mano e occhiali da sole che scrutiamo l’orizzonte. Ci perdiamo in chicchere con Jonatan, il barista rasta, finche Matthias ci viene a dire “Chicas...4.7 ahora”....guardiamo fuori...ora si che ochetta!

 

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Prendo una 116L e la 4.7....Denise punta sulla 5.0. Poi cambia idea; forse è stanca delle sue teorie! Esco due ore e provo a familiarizzare con l’attrezzatura. Cimette troppo lunghe, troppo avanti, due straps dietro anziché una...casin casin casin! Due virate veloci su 5 di media. Water start mura a destra....non se ne parla! Bella come prima uscita! Strano, non è andato bene niente, eppure sono contentissima. Denise la mia istruttrice...non l’ho vista per due ore. Ci rincontriamo in spiaggia alla fine della giornata! Qua mi sa che sarò autodidatta!

 

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Verso le 14, quando cioè il vento si distende bene, cominciano ad arrivare  i professional windsurfer, tra cui riconosco Andre Paskowski....molto, molto “bravo” (diciamo che io ho una passione innata per gli occhi azzurri oltre che per il freestyle!). Willy skipper, Speed loop, flaka one hand, switch chachoo e ponch si sprecano. Denise scambia un “bocia” venezuelano per Gollito e se ne innamora. Provo a spiegarle che non è lui...ma è anche convinta che Kauli (che qui non c’è ovviamente visto la sua waves passion) sia tarchiatello e scuro di carnagione tipo Gollito. Bah..non ci provo più a spiegarle che l’ho visto al Garda ed era biondo. Alla fine mi dice “Ma sai che secondo me quello là (-indicando Gollito-) potrebbe essere Kauli!?”....Basta! Non ci provo neanche e rispondo “Chissà!”.

Alle 16 rimaniamo sulla spiaggia sedute a terra con Tricktionary sulle ginocchia e cerco di illustrare a Denise il mondo affascinante del freestyle, di cui lei conosce solo la sua ossessione.... il Vulkan! Infatti mi cadono le p***e quando le dico: “Ehi! Hai visto che vulkan into carving che ha fatto quello là!?” ...e lei ribatte “bhe dai il vulkan è una minchiata in fondo...anzi da domani comincio subito a lavorarci su così in un mese lo chiudo!”. E’ sicuramente più brava di me e questo le da tanta forza e ambizione. Per me che già far la fast tack è un traguardo, qua le manovre dei pro mi sembrano tutte esibizioni circensi! Va beh che nella mia ingenuità io mi meraviglio della bellezza di molte cose semplici e anche questa spiaggia mi sembra bellissima! Quelli che hanno visto le altre isole caraibiche invece dicono che Margarita non è così bella. E’ proprio vero....beata ignoranza! Denise mi sorprende perché non si meraviglia di niente....anzi no, la stupisce tanto il fatto che io sappia riconoscere le manovre, benché non sappia neanche strambare.

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Alle 17 inizia il mio show preferito....il tramonto. Non me lo voglio perdere. In acqua rimangono un paio di pro; l’aria è ancora calda, ma con il costume bagnato effettivamente fa più  fresco....metto la felpa, tiro su il cappuccio, occhiali da sole, mi siedo sul molo e aspetto guardando a ovest.  Questi sono i momenti in cui ti senti allo stesso tempo solo ma anche perfettamente in pace.

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Alle 18 vado a cercare un negozio. El Yaque è un villaggio centrato sul windsurf. Un’unica via centrale con 5-6 alberghi, tre negozi di surf, un internet point e due alimentari.

 

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Dopo la doccia e dopo aver fulminato il phon da viaggio con il cambio di corrente (qui hanno la 110 V, ma io devo aver impostato il phon sulla 125V....che cacchio ne se....non ho fatto l’ ITS!), ci sdraiamo per 5 minuti di siesta prima di buttarci alla scoperta della vita notturna di El Yaque. Riapro gli occhi un po’ stordita... Sono le 5 del mattino dopo. Jet lag di m***a!

martedì, 15.01.08

ore 7

Dopo 13 ore di sonno decido di alzarmi e andare a fare una passeggiata sulla spiaggia. Non c’è ancora nessuno, se non qualche sportivo che fa jogging e i primi  “gestori” delle scuole che puliscono e riordinano raccattando bottiglie di birra vuote. I miei passi sul bagnasciuga, 10 minuti di meditazione, voli di pellicani sul pelo dell’acqua...e il vento comincia ad aumentare e le bandiere si tendono. Ho i capelli che sembrano alghe...senza phon! Ieri ho avuto un attimo di nervosismo pensando a quante cose inutili ci siano, delle quali però facciamo fatica a fare a meno. Bagnoschiuma, negozi, phon, crema per i capelli, telo mare....C***o qui non c’è niente! Ma come fanno? Altro che “donna avventura”...mi serve un centro commerciale! Poi mi sono ripresa da quel momento di perdizione e mi sono lasciata immergere nella mentalità caraibica che è “Non ce l’hai....lè stes!”.

ore 9

Vado a fare colazione. Questa volta coordino la scelta dei cibi riducendo al minimo i fritti e puntando di più sulla frutta perché il mio stomaco già implora pietà! Impossibile evitare l’acqua del rubinetto e il ghiaccio...ne fanno largo uso! Gastroenterite ti sto aspettando a braccia aperte!. Ci sono dei pappagalli in una voliera che continuano a dire “Hola!”...uno tenta di forzare le sbarre! Starà pensando “Chi è quel m**a che mi ha chiuso dentro?!”. Prima di ripartire mi devo ricordare di venire qua di notte e tagliare la gabbia! Liberate i pappagalli!!!

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E’ un bel momento quello della colazione. L’hotel ha la sala ristorante sulla spiaggia sopra la scuola di surf. C’è la piscina tra le palme e il riflesso del mattino ti spinge a mettere subito gli occhiali da sole. Figo fare colazione con gli occhiali da sole

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Paskowski è sempre qua in zona. Sta facendo colazione e “lavorando” al tavolo accanto al mio. E’ ospite di Ricardo Campello, quindi qua è di casa ed è molto affezionato alla mamma di Ricardo.

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Non è difficile fare la sua conoscenza e parlar del più e del meno, benché sia noto per essere un tipo che “sta sulle sue”. Diciamo che è meno socievole degli altri suoi colleghi, che abitualmente si lanciano in nuove conoscenze, foto e autografi. L’impressione che ho avuto scambiando due parole con lui è che Andre fa windsurf più che fare il windsurfista. Quando è in acqua sta facendo la cosa che più di tutte al mondo gli dà piacere....il resto è in secondo piano. Lo trovo interessante, ma come donna capisco subito che se volessi conquistarlo dovrei avere la pelle di carbon kevlar e due straps al posto delle t***e per attirare la sua attenzione.

El tiempo aqui no es lo mismo que en Italia. Qua è quasi dilatato. John, uno dei tassisti dell’hotel, ci dà un sacco di informazioni utili “salvavita”. E’ meglio cambiare i soldi al mercato nero. In banca non conviene per niente. Il mercato nero è qualunque local. John diventa il nostro fact totum....banchiere, tassista, guida turistica. A me sembra il “napoletano” della situazione! Ma non abbiamo scelta....ci fidiamo!

mercoledì, 16.01.08

Ore...qualcosa nel pomeriggio (persa la cognizione del tempo).

Dopo l’uscitona di ieri pomeriggio con la 5.0 dalle ore 11 alle 17, abbiamo finalmente interiorizzato che il vento c’è e dura fino alla sera e che quindi è inutile andare in spiaggia alle 9:30. Così.....generi di prima necessità: crema solare! Andiamo a Porlamar a fare shopping. Il tassista ci porta al Centro Commerciale Sambil (l’ Affi Shopping Center venezuelano). Casino immane con el dinero. Nei negozi prendono anche i dollari per cui passiamo il tempo a fare calcoli per capire di quanto ci stanno fregando...poi ci rendiamo conto che è stressante...paghiamo e basta. Per cambiare i dollari in bolivares abbiamo cercato una banca, ma....la guardia giurata a cui abbiamo chiesto informazioni ci ha trascinato dietro un vaso di fiori e ce li ha cambiati!!! Io ero sconvolta....qui sono tutti con le mani nel mercato nero...anche le forze dell’ordine! Questa cosa mi dava un senso di ilarità pazzesco, come se ci fosse l’anarchia...o una specie di trasgressione legalizzata. Eccitante! Mentre il tipo ci faceva il cambio, dico a Denise: “Secondo me a questo punto sto qua vende anche la marijuana, visto l’andamento!”. Che paese! Che politica! Yuppiee....viva la vida, aqui es asì! Nel viaggio in taxi vediamo una parte dell’entroterra dell’isola, che è molto verde e un po’ montuosa.

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Più ci si avvicina alla costa e più il paesaggio diventa brullo e arido; fuori dai centri abitati la terra è rossa, tutto è cespuglioso, case e capanne disperse, mucche, macchine abbandonate da anni e lasciate all’erosione dell’aria salmastra. C’è immondizia ovunque....qui l’ammassano e poi la bruciano o la lasciano là. Non c’è strada che percorriamo in cui non si incontri una macchina a lato con il cofano aperto....qualcuno rimane sempre a piedi, le auto sono vecchie e la filosofia qua non comporta tagliando, manutenzione, ecc. Ma nessuno agitato o incazzato. Si ferma la macchina? Ci si siede per terra e si aspetta... Quando attraversiamo un villaggio, vediamo la gente seduta sui marciapiedi o sulle porte di casa...non fanno un c***o. E’ mattina piena ma...con calma, no te preocupe! La categoria più bella è quella dei tassisti: sono ovunque! Tu credi di essere disperso nella brughiera, invece no! Passa sempre un taxi. Del resto compendiamo bene perché sia il lavoro più in voga: le macchine non costano molto e la benzina costa meno dell’acqua minerale, 1$ per fare un pieno a una di quelle macchinone americane. In questo taxi con i sedili in pelle e dove il sedile posteriore è grande quanto l’abitacolo della mia Micra, mi sento all’avventura e ogni volta che ci buttiamo sulla corsia opposta per evitare una buca-cratere (che il tassista conosce sempre) mi sento in pericolo, ma allo stesso tempo non riesco a non ridere. Prende una strada in contromano e sterzando di brutto...mi stringo forte.....zio cagnone!! Ci è andata bene che non arrivava nessuno! Qua guidano tutti così! Mi piacerebbe provare a guidare qua.

ore 19:30

Visto che la mia personal instructor sta in acqua 4 ore e fa i bordi lunghi, decido di prendere lezioni dall’istruttore della Happy Surfpool, Matthias. Per farsi capire da me parla tre lingue....contemporaneamente! Italiano, spagnolo, inglese.....in pratica esperanto. I progressi sono lenti a vedersi, ma mi sento a mio agio in acqua qua. Se sbagli non bestemmi perché l’acqua in cui cadi è calda e lo spot è sicuro, non ci sono correnti e la spiaggia continua anche oltre il molo. A forza di guardare i pro che si allenano credo di aver capito la differenza tra il back loop e lo speed loop.

Alle 17 inizia lo show: il tramonto. La luce si fa rosa e arancione e il cielo è....intenso.

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Amaca, cuba libre, sigaro, pareo. Non aggiungo altro. Le emozioni, i volti delle persone rilassati dal windsurf, la pelle abbronzata dei surfisti biondi....occhi blu... Lingue diverse che si comprendono comunque, saluti, risate....e poi i soliti discorsi di questo mondo: il vento, la tavola, la vela, le manovre.... Quando tornerò al lavoro in mezzo a tutti quei discorsi seri e importanti, mi mancherà da morire parlare del nulla.

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Giovedì, 17.01.08

ore....?? disorientamento temporale completo.

Prendendo lezioni di windsurf (planata, water start, virata), al mattino ho un sacco di esercizi low wind da fare...ma qua il low wind è quando io sono ancora a letto: prima delle 10. Quindi provo a uscire con un tavolone e con la 3.7 così diventa low wind per forza. Denise ricompare all’orizzonte dai suoi bordi lunghi solo verso le 14, quando cioè il vento si distende e arrivano i pro che fanno i loro “quattro atti” praticamente sul bagnasciuga, rischiando tutte le volte la “im-pinnata” nella sabbia. Surfare in mezzo a loro direi che da un lato rende il surf ancora più emozionante, perché ti fa sentire dentro uno dei loro video, dall’altro lato, quando ti chiudono il ponch davanti.... ti fa sentire una m***a....soprattutto se tu davanti a loro al massimo riesci a chiudere una catapulta.

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Oggi ero in acqua e sono passata vicino a Denise in planata. Sottovento lei aveva Gollito e surfavano in parallelo.... Che belli che erano! Poi lui le ha tagliato la strada e superandola le ha fatto un sorrisone....lei si è sciolta..Spaziale!! Da quel momento Denise ha deciso che Gollito è il suo mito e vuole chiedergli una foto e un autografo. Io mi rifiuto! No! La fan tredicenne non la voglio fare!!

Matthias dice che siamo le ragazze più brave della scuola e che nessuna delle altre turiste sa fare fast tack come le mie o jibe come quelle di Denise.... Dopo questa affermazione che ci ravviva il morale, ci invita a cena. Ecco dov’era il trucco!

Nel pomeriggio gara improvvisata di slalom tra i pro, i turisti e i locals. Che bello questo spirito di gioco e non di competizione. I ragazzi (i pro sono  giovanissimi - solo Paskowski si avvicina un po’ alla mia età) si divertono davvero un casino tra loro.

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Venerdì, 19.01.02

Surf tour al nord dell’isola. Baia di Guacocu. Surf da onda!! La scuola di surf organizza ogni venerdì mattina un’uscita con lezione. A me piace molto anche il surf. Denise non l’ha mai provato e non è molto convinta. Quando le dico che tanto torniamo per le 14...farà in tempo a fare windsurf tutto il pomeriggio! ...allora si convince e viene. 

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Due ore in onde di due metri, per due principianti che non riescono a nuotare oltre lo shore break, equivalgono, in quanto a dispendio energetico, a una settimana di lavoro in cava. Io mi sono divertita! Denise un po’ meno.

 

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Forse il fatto che faccio snowboard mi aiuta nell’equilibrio sulla tavola. Sono l’ultima a uscire dall’acqua, mentre gli altri caricano le tavole sul pulmino. Dentro di me era partita quella scarica emotiva del tipo “solo un’altra onda dai! Questa sarà perfetta me lo sento!!”. Quando salgo con il costume bagnato in mezzo alle tavole, lo stereo a palla con Bob Marley, e mi siedo mentre ripartiamo, sprofondo nel sedile con una spossatezza inaudita e con la faccia di una bambina che ha giocato fino allo sfinimento. E lì la domanda fatidica: “Perché non si può vivere sempre così? Perché lavorare? ...in Italia!?”

sabato, 20.01.08

Le serate infrasettimanali non sono molto diverse da quelle del week end, se non per il fatto che si nota un po’ più di gente locale in quei due pub che qui sono considerati l’unico svago: il Gabi’s e il Piratas. Si sceglie dove andare in base all’effetto gregge: se in uno dei due pub ci sono tutti, vuol dire che nell’altro non c’è veramente nessuno. Alcune sere si sparge la voce che c’è il compleanno di qualcuno, quindi, invitati o no, si va tutti là. Il tram tram è bene o male lo stesso, la gente è la stessa almeno per due settimane poi....arrivano altri turisti. Cambia un po’ il giro, ma quello che rimane costante è la musica, il biliardino, il biliardo, il rum, la birra, i pro e i video di surf. Io e Denise usciamo tutte le sere...e la cosa diventa un po’ stressante, visto che siamo spesso cotte dal sole, dal surf e dal mangiare poco o niente. Alcune serate le abbiamo passate a cena con gente conosciuta in spiaggia, o in qualche beach bar prolungando un po’ l’ aperitive time. Diciamo che El Yaque non offre una vita notturna esaltante...anche se io mi esalto con poco. Alcuni, il sabato sera, fanno un giro in città a Porlamar...Io e Denise ci rifiutiamo di imbucarci in discoteche cittadine; lo faremo in Europa! Qua spiaggia, sigaro, rum, public relation e merengue.

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Confermo le leggende metropolitane sulla taglia di reggiseno delle venezuelane e sulla loro capacità di sedurre ballando il reggeaton.

Avevo preso il biglietto del ritorno in modo da fare due settimane di vacanza, ma poi, tre giorni prima di partire, sono andata in aeroporto e l’ho cambiato: tre settimane...! Il vento però non c’è stato fino alla fine. Complessivamente su 20 giorni, ne ha fatti 15 surfabili.

In compenso sia io che Denise abbiamo avuto modo di conoscere il virus intestinale che da Natale stava facendo il giro di tutti i turisti dell’isola. Questa influenza durava dai tre ai 10 giorni!! Una sera lascio la cena prima degli altri e me ne torno in camera con lo stomaco sotto sopra e spossata. Torna Denise in nottata e...luce del bagno accesa.... “Hola chica! Stai male?”....e io: “No, sto facendo un discorsetto al cesso da due ore!”. Il giorno dopo lo passo a letto perché non sto in piedi.....e fuori fa vento ovviamente. La sera dopo Denise ha appuntamento con tre messicani che ha conosciuto la sera della mia influenza....ma ora tocca a lei lottare con il virus. I tre caballeros bussano alla porta e Denise, spolpa e inerme, mi fa: “Dai vai tu al posto mio....non li voglio deludere!”... e io le rispondo: “No te preocupe, terrò alta la bandiera italiana!”. Esco io al posto suo e uno dei tre fa: “Ma....non sei quella di ieri vero?”, e io: “No, era la mia amica, ma stasera terrà lei il discorso! Ci scambiamo i ruoli alle volte”. Per loro è lo stesso...l’ una o l’altra.....basta uscire con una! La gastroenterite non è completamente passata....sono tutta in subbuglio. Poi però scopro un rimedio inatteso: il Rum! Partitona a biliardo...dopo due rum venezuelani (li servono nei bicchieri del vino bianco!!) comincio ad avere problemi con i colori delle palle e l’unica palla che metto in buca per prima è la numero 8!!!! Noooo! La serata finisce mentre io insegno ai messicani le parolacce in italiano e loro me le insegnano in spagnolo. Che vergogna...altro che bandiera italiana!! Torniamo a casa a braccetto cantando “La cucaracha”....ma sto in piedi dignitosamente.

Un giorno prima della partenza, mi ritrovo  ancora mezza scombussolata dal virus. Per deformazione professionale mi viene il sospetto che non sia un virus ma qualche protozoo presente magari nell’acqua. Decido di andare in una clinica vicino a El Yaque a sentire l’opinione di un medico. Il mio amico tassista, John, mi accompagna in questa specie di pronto soccorso. La signorina alla reception mi chiede solo il nome e mi segna su un foglio a matita. Burocrazia e legge sulla privacy...no ghe semo! La sala d’attesa è piena di donne con i bambini. Il clima non è quello dei nostri Pronto Soccorso...da noi tragedia, volti preoccupati, ansia e attese snervanti, burocrazia, dottori seri e presi malissimo. Qua sembra di essere dalla parrucchiera. Mi chiamano ed entro....c’è un gran via vai, i medici non mi vedono neanche perché stanno guardando un video nel telefonino di un’infermiere...alcune vecchiette fanno una flebo....alcuni ridono. Atmosfera surreale. Hanno veramente un rapporto con la malattia e il dolore, diverso dal nostro. La dottoressa che alla fine mi considera, non parla inglese....ah, benon!! Come si dirà diarrea in spagnolo?? Alla fine mi vogliono fare un prelievo del sangue....appena vedo l’ago incelofanato della farfalla....No, no....niente aghi venezuelani!!! Ho già preso un virus, evitiamoci l’HCV! Sto improvvisamente meglio. Sono guarita! Se la sanità funziona come la cucina, l’igiene e la politica...! Bello, bravi, bel posto...ma ho un amico che i Italia lavora in Malattie Tropicali...chiedo a lui eventualmente un consiglio!

L’ultimo giorno di avventura lo passiamo tra le mangrovie del parco nazionale dell’Isola.

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Di questo tour nel centro di Margarita, ricordo in modo limpido la sensazione di volare sul pelo dell’acqua provata quando la barchetta a motore si lanciava tra le mangrovie...

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....e poi ricordo, alla fine di quell’immersione nella natura, gli occhi azzurri di un ragazzo venezuelano che, seduto accanto al chiosco di sua madre, suonava la chitarra e, guardandomi a fondo negli occhi e nell’anima, mi cantava una canzone dei Pinck Floyd (“Wish you were here”). Io non dimenticherò mai la sua voce e i suoi occhi...ma lui non scorderà facilmente il sorriso che mi ha strappato salutandolo.

Al rientro in Italia, trovo la nebbia, il freddo e il jet lag....ma all’ aeroporto trovo anche il mio nipotino ad aspettarmi, che mi corre in contro e mi chiede se ho surfato. Sul cellulare riacceso dopo 24 ore di viaggio, arrivano sms a non finire, da amici che mi cercano. Tre settimane sono state un tempo adeguato. Due.....direi che avrei rimpianto la terza.  La mente è pulita, il passato è un ricordo, la pelle abbronzata, il volto rilassato.....

Si, quando l’inverno diventa soffocante e la vita ti chiede di ritrovare la calma e la pace,  “te conviene un viaje”....y te conviene surfar!

Un beso a mi compañera de viaje, Denise. Buona suerte!