Autocostruzioni
Stanco della leggera brezza del pomeriggio, una mattina l'impavido Bartali decise di sfidare il famigerato Peler a Malcesine. Iniziarono così le prime sfide internazionali: Stefan (D), Bartali (I), Pier (CH), Berry (NL). Il nostro prode guerriero, nonostante una buona "surfata", ritornò a riva stanco e perplesso. Dopo lunghe discussioni con Rissa arrivò l'intuizione geniale: la tavola era troppo grande e pesante per il Peler. Decisero così di costruirne una più piccola.
Come Batman aveva la sua Batmobile, Bartali allestì il suo "BARTrifugio" e assieme a Rissa tentò di dare forma alle loro idee. Fu così che nacque uno dei primissimi laboratori per la costruzione di tavole da windsurf. Rubando le lastre di polistirolo alla Festa dell'Unità — così, tanto per dare un senso a quella festa — iniziarono la costruzione della loro prima tavola. Dopo lunghe ore di studi sull'aerodinamica, sul moto dei fluidi e soprattutto di corteggiamento, venne alla luce la sagoma in polistirolo della prima tavola: il "Bartalino".
Qualcosa nei calcoli fatti dal futuro ingegnere (Rissa) e dal futuro architetto (Bartali) non funzionò, e lo si capì subito quando fu messa in acqua la tavola. Da "Da dove veniamo", 1983
Non scoraggiati, negli anni successivi i due amici misero in produzione altri due modelli, questa volta con importanti innovazioni tecniche (fondo biconcavo, poppa a "V"): il Bartali 295 ("casualmente biconcavo", 9 kg "variabile a causa infiltrazioni") e il Titi 290 di Rissa ("esageratamente biconcavo" — tavola velocissima, manovrabilità molto molto scarsa). Il Titi 290 debuttò addirittura in Sardegna, all'Isola dei Gabbiani. Poi, finalmente, Bartali e Rissa capirono che era meglio comprare la tavola che costruirla. Meglio tardi che mai.