La fisica del windsurf spiegata da chi le tavole le ha anche costruite: pinne, alberi RDM/SDM, attrezzatura e le regole di precedenza in acqua. Rissa — sì, lo stesso "futuro ingegnere" del BARTrifugio del 1983 — non ha mai smesso di studiare il windsurf da un punto di vista tecnico.
La pinna
Continuiamo ad approfondire i vari componenti della nostra
attrezzatura e questa volta ci concentriamo sulla pinna. Le pinne sono
state spesso sottovalutate, ma hanno ricoperto un ruolo fondamentale
nello sviluppo evolutivo delle tavole. Molto spesso la scelta di una
particolare forma può aiutare o meno alcuni tipi di manovre.
Il profilo delle pinne, cioè le sue sezioni nel senso longitudinale,
risponde ai criteri aeronautici, né più né meno di quello di un'ala di
aeroplano — anche se nel nostro caso il profilo è simmetrico, per
permetterci di navigare su entrambe le mura. Come per la vela, anche
per la pinna è fondamentale che il moto del fluido che le scorre
attorno (l'acqua, in questo caso) rimanga laminare, cioè privo di
turbolenze.
Le forze che agiscono sulla pinna sono due: la portanza,
che si oppone allo scarroccio dovuto alla pressione del vento sulla
vela, e la resistenza, la forza che ci trattiene,
dovuta alle azioni tangenziali (attrito) e alle azioni di pressione
(forma). Quando si naviga dritto su una tavola, questa non sta mai
perfettamente dritta nell'acqua, ma avanza leggermente inclinata: il
flusso dell'acqua arriva quindi sulla pinna con un certo angolo,
chiamato angolo d'incidenza.
È lo stesso principio, in fondo, che Bartali e Rissa scoprirono
empiricamente nel 1983 costruendo il "Bartalino" nel garage — solo che
allora lo impararono a proprie spese, guardando affondare la tavola.
Rissa
Portanza e resistenzaSchema tecnicoVettori delle forzeUna pinna MFC dell'epoca
Scopriamo la nostra tavola
Conoscere i dettagli della nostra tavola e capire quanto questi siano
determinanti nel caratterizzare il suo comportamento è una delle cose più
affascinanti per noi che pratichiamo questo sport con tanto amore — e con
un po' di passione per la tecnica. Partiamo, quindi, da un po' di
terminologia.
Outline — la linea esterna della tavola.
Coperta — la parte superiore, quella su cui si mette l'antisdrucciolo.
Carena (bottom) — la superficie inferiore.
Poppa e prua — la parte posteriore e quella anteriore.
Rail — il bordo laterale, la linea che divide la carena dalla coperta.
Scoop — la piega della prua verso l'alto (in centimetri).
Rocker — la curvatura della carena nella zona di poppa (in millimetri).
Tail-kick e nose-kick — gli ulteriori ripiegamenti verso l'alto di poppa e prua.
La facilità nell'entrata in planata dipende principalmente dalla
superficie bagnata: maggiore è, più è favorito l'inizio della planata. La
velocità, invece, è condizionata dalla turbolenza nella scia: per essere
veloce una tavola deve crearne il meno possibile, e questo accade quando i
rail sono molto diritti e affilati. L'agilità, infine, non dipende da un
singolo aspetto ma dalla combinazione di più fattori.
L'outline
Conta soprattutto la distanza dalla poppa del punto in cui la tavola
raggiunge la larghezza massima: se è ridotta, la tavola è facile nel
controllo a inizio planata ma difficile da gestire con vento forte. Un
outline abbastanza diritto facilita il controllo al traverso e rende la
tavola più veloce. Anche la larghezza pesa: una tavola stretta è più agile
— più facile da inclinare e far girare — ma plana con più difficoltà.
La poppa
È qui che la forma parla più chiaro. Ogni geometria di poppa ha il suo
carattere: la pin tail tiene e controlla, la round è
morbida e versatile, la diamond e la fish tail liberano
la coda e aiutano nelle manovre.
Pin tailRound tailDiamondFish tail
L'anatomia, pezzo per pezzo
Dalla coperta alla prua, ogni dettaglio ha una funzione — e chi si è
costruito le tavole in garage negli anni '80 queste cose le ha imparate a
forza di lima e resina.